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Ep. 07 – Referendum giustizia, perché questo voto può cambiare per sempre la magistratura Manuel Cozzolino
Il 22 e 23 marzo gli elettori saranno chiamati a votare sul referendum giustizia, che modifica sette articoli della Costituzione intervenendo su CSM, separazione delle carriere e disciplina dei magistrati. «Siamo sempre più convinti che bisogna votare sì, perché è l’unico modo per avere finalmente un giudice terzo ed equidistante tra accusa e difesa», ha dichiarato l’avvocato Franco Villa. Di segno opposto la posizione della presidente Ornano: «È una riforma pericolosa per i cittadini, perché incide sull’architettura costituzionale e mette a rischio l’autonomia della magistratura».

Il cuore della riforma riguarda la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, con la creazione di due distinti organi di autogoverno. «Solo separando le carriere si può garantire la piena terzietà del giudice nel processo accusatorio introdotto nel 1989», ha affermato Villa. Ornano replica che la riforma non realizza una vera separazione: «La separazione delle carriere si può fare con legge ordinaria, questa modifica invece altera gli equilibri tra i poteri dello Stato».
Il referendum prevede lo sdoppiamento dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, introducendo il sorteggio per i membri togati. «Il sorteggio è l’unico modo per spezzare il sistema correntizio e impedire che controllori e controllati coincidano», ha sostenuto Villa. Secondo Ornano, invece, «il CSM è organo di rilievo costituzionale e non può essere ridotto a un ufficio amministrativo scelto casualmente tra magistrati senza competenze specifiche».
Altro punto chiave del referendum giustizia è l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare esterna ai nuovi CSM. «L’esternalizzazione della disciplina è necessaria, perché oggi il sistema non garantisce un controllo effettivo», ha dichiarato Villa, citando dati sulle sanzioni irrogate. Ornano contesta questa lettura: «Non è vero che il disciplinare non funziona, siamo sottoposti a controlli costanti e la censura non è affatto un semplice richiamo».
Il dibattito si concentra anche sul futuro del pubblico ministero, tra chi teme un “superpoliziotto” e chi paventa un PM controllato dalla politica. «L’articolo 358 del codice di procedura penale resta invariato, il PM continuerà a cercare anche prove a favore dell’indagato», ha spiegato Villa. Per Ornano, invece, «sganciare il pubblico ministero dalla cultura della giurisdizione significa trasformarlo in un avvocato dell’accusa, con il rischio di indebolire le garanzie dei cittadini».
Il sistema delle correnti interne alla magistratura è tornato al centro della polemica dopo il caso Palamara. «Le logiche correntizie incidono sulle nomine e sulle carriere, e il sorteggio serve proprio a superare queste dinamiche», ha affermato Villa. Ornano difende il sistema attuale: «Le degenerazioni sono state affrontate e corrette, ma non si può dipingere la magistratura come un sistema clientelare generalizzato».
Il confronto si è esteso al ruolo della politica nella campagna per il referendum giustizia.
«Noi affrontiamo argomenti tecnici e non politici, la nostra campagna è volta solo a spiegare il contenuto della riforma», ha precisato Villa.
Ornano ribatte che «la magistratura non difende privilegi, ma l’indipendenza necessaria per applicare la legge senza condizionamenti del potere esecutivo».
Il referendum giustizia modifica in profondità l’equilibrio tra poteri dello Stato, intervenendo sull’assetto costituzionale della magistratura. «La democrazia si fonda su pesi e contrappesi e il potere giudiziario non può essere privo di limiti», ha sostenuto Villa. Per Ornano, invece, «indebolire il governo autonomo della magistratura significa minare alla radice l’autonomia e l’indipendenza garantite dalla Costituzione».
A cura di Andrea Sechi – Giornalista di Videolina
Puntata del 06/02/2026
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