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Ep. 07 – Sanremo 2026, il “Carlo Conti bis” tra tradizione, indie e biodiversità musicale Francesca Figus, Francesco Abate e John Vignola
Il Festival di Sanremo 2026 è stato al centro della nuova puntata di Unione Cult condotta da Francesca Figus e Francesco Abate, con ospite il giornalista Rai e consulente musicale di Radiolina, John Vignola. Nel corso della trasmissione, Vignola ha analizzato il Festival tra storia, musica e trasformazioni culturali, offrendo una lettura antropologica e artistica dell’evento ospitato al Teatro Ariston.

Vignola ha ricordato come negli anni Ottanta il Festival fosse percepito distante dalla musica giovanile, sottolineando un’allergia generazionale verso un evento considerato istituzionale e poco innovativo. “Negli anni ’80 il Festival aveva perso l’aggancio con la musica che ci piaceva”, ha spiegato, evidenziando però il successivo sincretismo che ha portato sul palco artisti indie e rock. Secondo il giornalista, il Festival resta il luogo della canzone più che dell’interprete, mantenendo una vocazione autoriale che attraversa decenni e linguaggi differenti.
Ampio spazio è stato dedicato alla cosiddetta transumanza di tecnici, maestranze e giornalisti che ogni anno si spostano verso la città ligure per il Festival. “È un mondo che gira intorno al Festival, e a volte i colleghi diventano quasi un fenomeno quanto gli artisti”, ha osservato Vignola, con una punta di critica. Dal punto di vista antropologico, Sanremo diventa così un ecosistema complesso, attivo mesi prima dell’inizio ufficiale della kermesse.
Parlando del ritorno di Carlo Conti alla direzione artistica, Vignola ha definito questa edizione “un’edizione di trapasso” capace di unire mondi musicali lontani. “Conti è un metronomo della televisione”, ha dichiarato, rassicurando sui tempi serrati nonostante i trenta artisti in gara. Secondo Vignola, la biodiversità musicale sarà rispettata, tra quote indie, grandi icone e sorprendenti contaminazioni di genere.
Nel confronto con i talent show, Vignola ha evidenziato una differenza strutturale che distingue il Festival da altri format televisivi contemporanei. “I talent rischiano di sfornare performer più che autori completi”, ha spiegato, ribadendo la centralità della canzone nel progetto artistico sanremese. Emblematica, secondo lui, la parabola dei Måneskin, la cui sfida più complessa è stata trovare brani all’altezza della loro forza scenica.
Unione Cult è disponibile anche su Spotify. È sufficiente cliccare sulla banda qui sotto per ascoltare la puntata direttamente in piattaforma.
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