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Ep. 09 – Cosa sancisce la nuova legge AI Act sull’intelligenza artificiale? stage@radiolina.it
L’Unione Europea ha introdotto l’AI Act, la prima normativa al mondo sull’intelligenza artificiale, per disciplinare l’uso dei sistemi AI e proteggere i diritti fondamentali dei cittadini. “Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale è già entrato in vigore, anche se l’applicazione sarà graduale e scaglionata nel tempo”, spiega Francesco Paolo Micozzi, docente di informatica giuridica all’Università di Perugia.

Il cuore dell’AI Act è la classificazione dei sistemi di intelligenza artificiale in base al rischio che rappresentano per i diritti fondamentali riconosciuti dall’Unione Europea. “Più un sistema espone a rischi insanabili per i diritti fondamentali, più sarà limitato o addirittura vietato”, chiarisce il professor Micozzi.
I sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio saranno soggetti a valutazioni preventive, controlli e misure tecniche volte a ridurre possibili impatti negativi sui cittadini. “Per questi sistemi saranno obbligatorie valutazioni sui diritti fondamentali e accorgimenti tecnici per mitigare i rischi”, sottolinea l’esperto.
I sistemi di AI generativa, come chatbot e modelli general purpose, non sono considerati ad alto rischio ma devono rispettare precisi obblighi di trasparenza informativa. “Chi diffonde contenuti generati dall’intelligenza artificiale dovrà dichiararlo, soprattutto per contrastare il rischio crescente di disinformazione”, afferma Micozzi.
L’Europa ha scelto un approccio centrato sulla tutela dei diritti umani, distinto dal modello statunitense orientato al mercato e da quello cinese basato sul controllo governativo. “L’Europa ha messo i diritti fondamentali al centro, ed è per questo che il suo modello viene copiato da molti Paesi”, evidenzia il docente.
L’uso intensivo dell’intelligenza artificiale sta già producendo effetti concreti sulle competenze professionali e sulle capacità decisionali degli utenti. “Una volta iniziato a usare l’AI, diventa difficile tornare indietro, con un progressivo impoverimento delle competenze”, avverte Micozzi.
Quando un sistema di intelligenza artificiale provoca un danno, la responsabilità giuridica ricade sugli esseri umani coinvolti nello sviluppo o nell’utilizzo del sistema. “L’intelligenza artificiale non ha personalità giuridica, quindi la responsabilità è sempre umana”, conclude Francesco Paolo Micozzi.
A cura di Stefano Birocchi – Vicedirettore di Radiolina
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