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Interviste

Ep. 10 – Transizione energetica e tutela del paesaggio in Sardegna

today14 Marzo 2026

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Sardegna, energia e paesaggio: la sfida tra transizione e tutela

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    Ep. 10 – Transizione energetica e tutela del paesaggio in Sardegna Giuseppe Valdes

La Sardegna rappresenta uno dei territori più ricchi d’Europa dal punto di vista ambientale e culturale: biodiversità, paesaggi ancora intatti e una concentrazione straordinaria di siti archeologici. Proprio questa ricchezza rende particolarmente delicato il tema della transizione energetica. Negli ultimi anni il dibattito sull’installazione di impianti eolici e fotovoltaici di grandi dimensioni ha sollevato un forte confronto pubblico.

Paesaggio della Sardegna

Sardegna: tra transizione energetica e tutela del territorio

Secondo Stefano Lavra, presidente dell’Istituto Superiore Regionale Etnografico, il problema principale non riguarda solo la tecnologia o la scelta energetica, ma la mancanza di una visione culturale e di una pianificazione di lungo periodo: “È mancata una conoscenza profonda del territorio e della sua identità culturale”, spiega Lavra.

Prima ancora di schierarsi a favore o contro eolico e fotovoltaico, secondo il presidente dell’ISRE è necessario costruire una coscienza collettiva su ciò che la Sardegna è e su quali siano realmente i bisogni dei sardi. La riflessione affonda le radici nella tradizione culturale dell’isola. Lavra richiama infatti gli scrittori che hanno raccontato la Sardegna e il suo rapporto con la natura, da Grazia Deledda a Salvatore Cambosu e Giuseppe Dessì.

Proprio Deledda, ricorda Lavra, già nel 1905 nella novella “Colpi di scure” denunciava il rischio del disboscamento indiscriminato, anticipando temi che oggi definiremmo ecologici. La relazione tra paesaggio, ambiente e identità culturale è sempre stata centrale nella storia sarda, e secondo Lavra rischia oggi di indebolirsi.

Mobilitazione e sostenibilità: il nodo della speculazione energetica

Il dibattito sulla transizione energetica in Sardegna ha generato negli ultimi anni una forte mobilitazione popolare. Lavra cita la grande partecipazione alla protesta conosciuta come “Pratobello 24”, una mobilitazione che, per dimensioni e coinvolgimento, secondo molti osservatori non ha precedenti in Europa.

Secondo il presidente dell’ISRE la reazione della società sarda è legata a un elemento storico profondo: il rapporto quasi sacro tra comunità e territorio. Una resistenza che definisce “carsica”, cioè sotterranea ma pronta a emergere quando i valori fondamentali dell’isola vengono percepiti come minacciati.

Nel dibattito emerge anche una riflessione critica sulla filiera globale delle energie rinnovabili. Lavra sottolinea come le materie prime per pannelli e turbine vengano spesso estratte in Africa e Sud America, mentre la produzione industriale è concentrata soprattutto in Asia.

Questo scenario solleva interrogativi sulla reale sostenibilità del sistema. Il concetto di sviluppo sostenibile, ricorda Lavra, si basa su tre pilastri fondamentali: sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Se uno di questi pilastri viene meno, l’intero equilibrio crolla, con il rischio che territori come la Sardegna si ritrovino a ospitare grandi infrastrutture senza benefici reali per le comunità locali.

Medio Oriente: storia, colonialismo e crisi della diplomazia

Nella seconda parte della puntata, lo sguardo di Radar si sposta sul piano internazionale con l’intervento della professoressa Patrizia Manduchi, docente di Storia e Istituzioni del Medio Oriente all’Università di Cagliari.

Manduchi ricorda come per secoli il Mediterraneo sia stato uno spazio di scambi e mobilità, definito da molti storici un vero “continente liquido”. Un concetto studiato in particolare dallo storico francese Fernand Braudel.

Oggi, però, la regione appare sempre più segnata da conflitti e instabilità. Per comprendere questa trasformazione, secondo Manduchi, è necessario guardare alle radici storiche, in particolare all’epoca coloniale tra Ottocento e Novecento.

Le potenze europee – soprattutto Gran Bretagna e Francia, ma anche l’Italia – hanno contribuito a ridisegnare la mappa del Medio Oriente creando confini artificiali e nuovi Stati su territori che prima facevano parte dell’Impero Ottomano.

Tra gli esempi citati dalla studiosa ci sono:

  • La Libia, nata dall’unione di tre province ottomane;

  • L’Iraq, formato artificialmente unendo Mosul, Baghdad e Bassora;

  • La suddivisione della Grande Siria, trasformata in diversi Stati.

Queste scelte, spiega Manduchi, continuano ancora oggi a influenzare conflitti e instabilità nella regione.

Lo sguardo occidentale e il peso dell’“orientalismo”

Un altro nodo centrale è il modo in cui l’Occidente interpreta il Medio Oriente. Manduchi richiama il celebre saggio “Orientalismo” dello studioso palestinese Edward Said, pubblicato nel 1978. Secondo Said, l’Occidente ha costruito nel tempo una rappresentazione distorta dell’Oriente, che ha influenzato politica, informazione e opinione pubblica.

Manduchi osserva che molti di questi stereotipi sono ancora presenti nel linguaggio mediatico e politico. Spesso, ad esempio, si tende a confondere arabi e musulmani, ignorando la complessità culturale e religiosa del mondo islamico. Questo approccio ha inciso anche sulle scelte geopolitiche occidentali: dalle guerre preventive alla cosiddetta “war on terror”, fino ai tentativi di esportare la democrazia con interventi militari.

Israele e Palestina: il simbolo del rapporto tra Occidente e Medio Oriente

Secondo Manduchi, il caso più emblematico di questa dinamica resta il conflitto israelo-palestinese, che considera una questione storica molto più ampia della semplice disputa territoriale. Le radici del conflitto, spiega, precedono la fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e coinvolgono direttamente responsabilità storiche delle potenze occidentali.

Dopo gli eventi del 7 ottobre 2023 e l’escalation del conflitto a Gaza, il tema è tornato al centro del dibattito internazionale, evidenziando la difficoltà dell’Occidente nel trovare una posizione condivisa e nel promuovere soluzioni diplomatiche efficaci.

 

A cura di Nicola Scano – Vicedirettore del TG di Videolina

Puntata del 14/03/2026

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