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Interviste

Ep. 17 – Caro energia: quali sono i rischi per la Sardegna?

micNicola Scano, Enrico Letta e Alfonso Damianotoday9 Maggio 2026 18

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Radar con Nicola Scano: caro energia, guerra, transizione, l’Europa rischia di perdere peso globale

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    Ep. 17 – Caro energia: quali sono i rischi per la Sardegna? Giuseppe Valdes

La crisi internazionale, il caro energia e le tensioni geopolitiche stanno riportando l’Europa davanti a una domanda decisiva: come difendere il proprio futuro economico in un mondo dominato da Stati Uniti e Cina. Guerre, instabilità finanziaria e dipendenza energetica stanno infatti mettendo sotto pressione famiglie, imprese e governi europei, mentre Bruxelles continua a fare i conti con la difficoltà di trovare una strategia comune tra i 27 Paesi membri.

Caro energia – Immagine generata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale

Caro energia, Europa fragile e il rischio di restare schiacciati tra le potenze globali

Enrico Letta, già presidente del Consiglio, oggi decano della School of Economics, Politics and Global Affairs dell’Università IE di Madrid e presidente dell’Istituto Jacques Delors, ha spiegato come l’Europa stia pagando il prezzo più alto della crisi energetica e della frammentazione politica interna. Secondo l’ex premier, il continente vive contemporaneamente una crisi strutturale e una crisi congiunturale: da una parte la mancanza di integrazione tra gli Stati europei, dall’altra l’emergenza immediata provocata dal caro energia e dalle tensioni internazionali.

Le stime economiche sono pesanti. Per il 2026 il costo medio aggiuntivo dell’energia per le famiglie europee potrebbe raggiungere i 375 euro l’anno, con scenari peggiori che porterebbero il rincaro fino a 1.750 euro. In Italia l’impatto sarebbe ancora più forte: 450 euro medi aggiuntivi, fino a 2.270 euro annui nello scenario più critico.

Secondo Letta, l’Europa deve accelerare sull’integrazione energetica, sulle reti comuni e sulle rinnovabili. L’ex presidente del Consiglio ha sottolineato che i singoli Stati nazionali non hanno più dimensioni sufficienti per competere con i colossi americani e asiatici. Per questo ha rilanciato la necessità di creare grandi campioni europei nei settori strategici, dall’energia alla finanza.

Letta ha citato il piano europeo “One Europe One Market”, pensato per integrare energia, mercati finanziari e connettività, oltre al progetto “28esimo regime”, che dovrebbe semplificare la nascita di imprese europee con regole comuni tra i vari Paesi membri. Il problema, secondo Letta, resta però la lentezza decisionale europea in un contesto globale che corre molto più velocemente.

Il modello Spagna e il nodo dell’indipendenza energetica europea

Tra i temi affrontati anche il caso della Spagna, indicata da Letta come uno degli esempi più interessanti in Europa. Il Paese iberico continua infatti a registrare una crescita sostenuta, con un costo dell’energia più basso rispetto all’Italia grazie alla forte spinta sulle rinnovabili.

Per Letta il successo spagnolo si basa su due elementi principali: la scelta di investire con decisione nell’indipendenza energetica attraverso le fonti rinnovabili e la capacità di attrarre talenti dall’America Latina grazie a politiche migratorie più aperte. Due aspetti che, secondo l’ex premier, l’Italia dovrebbe osservare con attenzione.

Nel ragionamento geopolitico di Letta emerge anche il tema della Cina, considerata sempre più centrale negli equilibri mondiali. L’ex presidente del Consiglio ha commentato anche il prossimo incontro tra Donald Trump e Pechino, spiegando che la Cina continua a muoversi con prudenza e visione strategica, mentre gli europei dovrebbero costruire un rapporto più solido e strutturato con il gigante asiatico.

Secondo Letta, in un mondo dove il diritto internazionale appare sempre più debole e il multilateralismo fatica a trovare spazio, l’Europa può ancora rappresentare un punto di riferimento globale, ma soltanto se riuscirà ad aumentare il proprio livello di integrazione politica ed economica.

Sardegna, transizione energetica e il difficile addio alle fonti fossili

In Sardegna, dove la transizione energetica sta assumendo un valore concreto e immediato. Alfonso Damiano, professore di Ingegneria Elettrica ed Elettronica dell’Università di Cagliari e coordinatore del gruppo di lavoro universitario sul piano energetico regionale, ha spiegato che la decarbonizzazione non rappresenta soltanto una scelta ambientale, ma anche economica e geopolitica. L’obiettivo europeo è infatti ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e aumentare la sicurezza energetica del continente attraverso un percorso graduale che accompagnerà i territori fino al 2050.

Secondo il docente universitario, il settore elettrico è già tecnologicamente pronto alla transizione grazie alla maturità raggiunta dalle rinnovabili, dagli accumuli energetici e dalla gestione intelligente delle reti. Più complessa invece la situazione della mobilità e dei trasporti, ancora fortemente legati ai combustibili fossili e alle infrastrutture tradizionali.

Damiano ha affrontato anche il tema dell’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2. Il professore ha chiarito che l’ETS non deve essere considerato una tassa, ma uno strumento di finanziamento per sostenere la decarbonizzazione. Il problema, secondo Damiano, riguarda la capacità dei territori più vulnerabili, come la Sardegna, di intercettare realmente queste risorse e trasformarle in investimenti concreti.

Particolarmente delicato anche il tema della rete elettrica sarda. Damiano ha spiegato che la rete di trasmissione sarà adeguata entro il 2030 per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili, mentre maggiori criticità riguardano la rete di distribuzione locale, che dovrà essere rafforzata per gestire una produzione energetica sempre più diffusa sul territorio.

 

A cura di Nicola Scano – Vicedirettore del TG di Videolina

Puntata del 09/05/2026

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