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Ep. 19 – Enrico Pilia, quarant’anni di sport vissuti tra campo e giornalismo Manuel Cozzolino
Enrico Pilia, capo sport de L’Unione Sarda, ha ripercorso la sua storia sportiva partendo dagli anni trascorsi nei campionati giovanili di basket cagliaritano, tra Aquila e Russo, futura Olimpia. “Il basket è stato un percorso bellissimo che mi ha creato problemi negli studi, ma resta uno dei sogni più importanti della mia vita”, ha dichiarato Pilia ricordando gli allenamenti quotidiani e le sfide contro la Dinamo Sassari. Negli anni Ottanta il basket rappresentava uno dei fenomeni sportivi più seguiti a Cagliari, soprattutto grazie alla crescita dell’Esperia e ai derby cittadini. Il giornalista ha sottolineato come il palazzetto fosse sempre pieno, con migliaia di tifosi coinvolti emotivamente in una realtà sportiva allora centrale per la città.

Durante l’intervista, Pilia ha ricordato l’esperienza vissuta accanto a Radiolina, seguendo le radiocronache dell’Esperia nei campionati nazionali di basket. “La città viveva quell’avventura dentro il palazzetto, con trasferte lunghissime e un entusiasmo che oggi è difficile ritrovare”, ha raccontato il giornalista sportivo. Secondo Pilia, il basket di quel periodo riusciva a coinvolgere un pubblico trasversale, molto diverso rispetto agli stadi calcistici degli stessi anni.

Parlando della sua famiglia, Enrico Pilia ha spiegato come il tennis sia diventato uno sport centrale grazie al percorso agonistico del figlio negli Stati Uniti. “Il tennis è uno sport maledetto perché si perde spesso, ma proprio le sconfitte insegnano più di qualsiasi vittoria”, ha affermato Pilia durante la trasmissione. Il giornalista ha citato anche un celebre discorso di Roger Federer, sottolineando quanto il campione svizzero consideri normale perdere moltissimi punti durante una carriera straordinaria. Per Pilia, gli sport individuali educano alla gestione dell’errore, aiutando atleti e genitori a mantenere equilibrio emotivo e rispetto verso il lavoro degli altri.
Uno dei momenti più intensi dell’intervista è stato il racconto dell’esperienza vissuta nel reality “The Finisher”, dedicato al triathlon. A cinquant’anni, senza sapere nuotare realmente, Pilia accettò la sfida di preparare un mezzo Ironman in appena pochi mesi. “Quando mi hanno messo in acqua la prima volta sono andato indietro invece che avanti”, ha ricordato sorridendo il giornalista sportivo. L’esperienza culminò nella gara disputata a Su Siccu, tra nuoto, ciclismo e corsa, conclusa dopo oltre sette ore di fatica estrema. Pilia ha definito quella giornata indimenticabile, spiegando come il traguardo finale rappresenti il vero significato dello spirito Ironman.
Nel corso della conversazione, Enrico Pilia ha ribadito quanto sia importante conoscere realmente lo sport prima di raccontarlo pubblicamente. “Quando entri in campo capisci subito che certe critiche fatte da fuori sono completamente sbagliate”, ha spiegato parlando della sua esperienza nel calcio dilettantistico. Secondo Pilia, molti giornalisti sportivi giudicano atleti e allenatori senza aver mai vissuto direttamente sacrifici, pressioni e difficoltà della competizione. Il giornalista ha invitato a mantenere maggiore rispetto verso professionisti e allenatori, ricordando che dietro ogni risultato esistono lavoro, studio e responsabilità enormi.
Ripensando alla sua lunga esperienza professionale, Enrico Pilia ha ricordato i grandi campioni incontrati durante eventi sportivi nazionali e internazionali. Tra i nomi citati compaiono Roger Federer, Tony Rominger, Gianni Bugno e numerosi protagonisti del ciclismo mondiale seguiti durante il Giro d’Italia. “Ringrazierò sempre questo lavoro per avermi dato la possibilità di parlare con persone straordinarie”, ha concluso il giornalista. Per Pilia il privilegio più grande resta il contatto umano con gli sportivi, costruito attraverso rispetto reciproco, professionalità e credibilità maturata negli anni.
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