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Radiolina Grande più di un'isola
micManuel Floris, Fabio Vitotoday16 Maggio 2026 4
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Ep. 20 – L’Enigma dei Buchi Neri Supermassici Manuel Cozzolino
Una ricerca coordinata da scienziati dell’INAF ha analizzato 1,3 milioni di galassie e oltre 8.000 buchi neri supermassicci, chiarendo il motivo del rallentamento della loro crescita cosmica. “La ragione fisica di questo rallentamento è probabilmente legata all’esaurimento del gas necessario alla crescita dei buchi neri”, ha spiegato Fabio Vito, ricercatore presso l’INAF Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio di Bologna.

I buchi neri supermassicci rappresentano alcuni degli oggetti più estremi dell’universo, con masse che possono raggiungere miliardi di volte quella del Sole all’interno di spazi relativamente ridotti. “Possiamo immaginarli come enormi quantità di materia compresse in uno spazio grande più o meno quanto il Sistema Solare”, ha dichiarato Fabio Vito.
Gli astronomi ritengono che quasi tutte le grandi galassie ospitino un buco nero supermassiccio nel proprio nucleo centrale, compresa la Via Lattea. “Almeno una parte, probabilmente la maggioranza dei buchi neri supermassicci, si è formata quando l’universo era ancora molto giovane”, ha sottolineato il ricercatore dell’INAF.
L’origine dei buchi neri supermassicci resta una delle grandi questioni aperte dell’astrofisica moderna, perché le teorie disponibili non spiegano completamente la loro formazione iniziale. “La risposta breve e veritiera è che non lo sappiamo”, ha ammesso Fabio Vito parlando delle origini di questi giganteschi oggetti cosmici.
Nonostante i buchi neri non emettano luce direttamente, gli astronomi riescono a individuarli osservando la materia che viene attratta e riscaldata attorno a loro. “I raggi X rappresentano una firma quasi univoca del processo di crescita del buco nero che sta attirando materia”, ha spiegato Fabio Vito durante l’intervista.
Lo studio ha utilizzato sia telescopi terrestri sia satelliti spaziali, indispensabili per osservare frequenze invisibili dalla superficie terrestre, come i raggi X schermati dall’atmosfera. “Dobbiamo lanciare satelliti in orbita con strumenti dedicati per osservare i raggi X e identificare i buchi neri nelle galassie”, ha affermato il ricercatore.
Secondo i risultati della ricerca, i buchi neri supermassicci crescevano molto rapidamente nei primi miliardi di anni dell’universo, assorbendo enormi quantità di gas cosmico disponibile. “Quando la scorta di gas diminuisce, anche la crescita dei buchi neri rallenta progressivamente”, ha dichiarato Fabio Vito illustrando le conclusioni dello studio.
La ricerca evidenzia inoltre una connessione stretta tra l’evoluzione dei buchi neri e quella delle galassie che li ospitano, entrambe dipendenti dalla disponibilità di gas cosmico. “Il gas serve sia ai buchi neri per crescere sia alle galassie per formare nuove stelle”, ha ricordato Fabio Vito.
Nei periodi di massima attività cosmica, alcuni buchi neri supermassicci riuscivano ad assorbire quantità enormi di materia ogni anno, aumentando rapidamente la propria massa. “I buchi neri che crescevano più velocemente accrescevano materiale equivalente a qualche Sole ogni anno”, ha spiegato l’astrofisico dell’INAF.
Le future generazioni di strumenti astronomici potrebbero offrire nuove risposte sull’origine dei buchi neri supermassicci e sul loro rapporto con le galassie. “L’Extremely Large Telescope avrà uno specchio di quasi 40 metri, qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa”, ha raccontato Fabio Vito.
Gli scienziati sperano che le nuove osservazioni permettano di capire se alcuni buchi neri possano essersi formati immediatamente dopo il Big Bang, nei primissimi istanti dell’universo. “Validare queste teorie rappresenta una delle principali sfide dell’astrofisica moderna”, ha concluso Fabio Vito.
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