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Interviste

Ep. 23 – I File del Pentangono sugli UFO

micManuel Floris, Ettore Perozzitoday6 Giugno 2026 62 17 5

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UFO: i nuovi dossier non cambiano il quadro scientifico

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    Ep. 23 – I File del Pentangono sugli UFO Giuseppe Valdes

I vecchi UFO, oggi ribattezzati UAP (Fenomeni Anomali Non Identificati), tornano al centro del dibattito dopo la pubblicazione di nuovi dossier e filmati desecretati dal Pentagono. Ma cosa raccontano realmente questi documenti? E soprattutto: siamo davanti a prove di vita extraterrestre oppure a fenomeni spiegabili? A chiarire il tema è Ettore Perozzi, astrofisico associato all’INAF – Osservatorio Astronomico di Roma, divulgatore scientifico, autore del libro “Spazzini Spaziali” e membro del comitato scientifico del Planetario de L’Unione Sarda.

UFO (Immagine simbolo)

Cosa significano davvero i fenomeni non identificati

Perozzi ammette di preferire il termine storico “UFO”, perché rende bene l’idea di qualcosa di osservato ma non ancora compreso: oggetti, fenomeni o segnali che non si riescono a identificare immediatamente. Questo però non significa automaticamente alieni o complotti.

Molti dei file oggi pubblici, infatti, derivano da avvistamenti militari. E il motivo della classificazione iniziale sarebbe più pragmatico che misterioso. «I militari pattugliano il cielo, segnalano anomalie e non possono divulgare immediatamente ciò che osservano», spiega Perozzi. In un contesto geopolitico complesso, un fenomeno sconosciuto potrebbe anche essere legato a tecnologie di altri Paesi o a questioni di sicurezza nazionale.

Missioni Apollo, video militari e UFO

Tra i materiali desecretati figurano anche immagini collegate alle missioni Apollo, fotografie della Luna, dichiarazioni degli astronauti e video raccolti da velivoli militari. Tuttavia, secondo l’astrofisico, non emergono novità rivoluzionarie.

Molti contenuti sarebbero già noti da decenni o riconducibili a fenomeni tecnici, ottici o atmosferici. Perozzi ricorda che gli astronauti del programma Apollo lavoravano con tecnologie degli anni Sessanta, in un ambiente sperimentale dove riflessi ottici, frammenti spaziali e anomalie strumentali erano possibili.

Anche i celebri avvistamenti di forme insolite non rappresentano necessariamente prove extraterrestri. In alcuni casi la spiegazione potrebbe trovarsi in fenomeni naturali ancora poco conosciuti, come i fulmini globulari, eventi atmosferici rari e complessi che in passato hanno alimentato numerose interpretazioni misteriose.

Gli astronauti stessi, sottolinea Perozzi, seguivano un approccio tipicamente operativo: registrare ciò che vedevano senza trarre conclusioni definitive. «Il loro compito era riportare i dati, non interpretarli», spiega lo scienziato.

Siamo soli nell’universo? La vera domanda scientifica 

Dietro il successo mediatico dei dossier del Pentagono si nasconde una questione molto più profonda: esiste vita intelligente nell’universo?

Secondo Perozzi, è questo il motivo reale del fascino planetario esercitato dai file sugli UAP. L’umanità continua a interrogarsi sulla possibilità di altre civiltà intelligenti e la scienza oggi dispone di nuovi strumenti per affrontare il tema.

Negli ultimi anni sono stati identificati oltre 6.000 esopianeti confermati, con migliaia di candidati ancora da verificare. Studi recenti ipotizzano persino la presenza di più civiltà tecnologicamente avanzate nella Via Lattea.

Ma il problema resta enorme. L’astrofisico richiama la celebre Equazione di Drake, il modello utilizzato per stimare quante civiltà potrebbero esistere nella galassia, e il noto Paradosso di Fermi: se l’universo è così vasto e popolato, perché non abbiamo ancora osservato prove concrete?

Perché non abbiamo ancora trovato gli alieni

Le difficoltà sono immense. Non solo per il possibile numero ridotto di civiltà, ma anche per le distanze interstellari quasi proibitive. «Se facciamo fatica persino a raggiungere Marte in modo stabile, immaginare viaggi tra stelle resta una sfida enorme», osserva Perozzi.

Anche i segnali elettromagnetici giocano un ruolo centrale. Una civiltà avanzata dovrebbe teoricamente produrre emissioni radio, comunicazioni e tracce tecnologiche rilevabili nello spazio. Prima ancora di vedere un’astronave, suggerisce la logica scientifica, dovremmo probabilmente intercettare un segnale.

Per questo motivo, conclude l’astrofisico, i file desecretati del Pentagono non cambiano il quadro scientifico attuale. Alimentano curiosità, dibattito e nuove speculazioni, ma non forniscono prove di contatti alieni né elementi sostanzialmente nuovi rispetto a quanto emerso negli ultimi decenni.

Nel frattempo, un consiglio resta valido anche per chi osserva il cielo in queste sere: non confondere pianeti brillanti come Venere o Giove con oggetti non identificati. La meraviglia dell’universo, spesso, è già lì davanti ai nostri occhi.

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