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Ep. 26 – Asteroid Day Fabio Leoni
Ogni 30 giugno, il mondo celebra la Giornata Internazionale degli Asteroidi “Asteroid Day”, un evento annuale inaugurato nel 2015 con l’obiettivo primario di sensibilizzare sia la politica che l’opinione pubblica sui potenziali rischi legati agli impatti asteroidali. Giunto ormai alla sua decima edizione, questo appuntamento cruciale è stato promosso da figure di spicco come l’astrofisico Brian May e chitarrista dei Queen, l’astronauta dell’Apollo 9 Russell Schweickart, il regista Gregorij Richters e Danica Remy. L’iniziativa mirava inizialmente a centuplicare la capacità di individuare asteroidi potenzialmente pericolosi nell’arco di dieci anni. Nella puntata odierna di “Una finestra sull’Universo“, l’astrofisico Manuel Floris ha dialogato con l’esperto di asteroidi Ettore Perozzi e con Stefano Sposetti, un prolifico “cacciatore di asteroidi” con ben 172 scoperte all’attivo, per esplorare a fondo questo affascinante e al contempo critico argomento.

La scelta del 30 giugno per la Giornata Internazionale degli Asteroidi non è casuale: essa commemora l’anniversario del celebre evento di Tunguska del 1908 in Siberia. Questo impatto, di notevoli dimensioni, abbatté milioni di alberi e le cronache dell’epoca riportarono persino il deragliamento di un treno a centinaia di chilometri di distanza. L’astrofisico Ettore Perozzi ha sottolineato come: “Non è solamente non sono solamente i dinosauri, le cose proprio catastrofiche, gli asteroidi killer che vengono chiamati, ma anche eventi un po’ più piccoli“. Tuttavia, la scoperta del primo asteroide risale a ben prima di Tunguska: Cerere fu individuato il 1° gennaio 1801 dall’italiano Giuseppe Piazzi, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Palermo.
Stefano Sposetti, con le sue 172 scoperte, ha raccontato il suo percorso: “Io ho iniziato alla fine degli anni 90 a fare misure astrometriche. Avevo a disposizione un piccolo telescopio da 20 cm e avevo letto un articolo su una rivista americana dal titolo ‘You can discover an asteroid tonight’“. Oggi, la maggior parte degli asteroidi, stimati in un milione e mezzo, risiede nella fascia principale tra Marte e Giove e non rappresenta un pericolo. Diversa è la situazione per i cosiddetti Near-Earth Objects (NEO), quelli la cui traiettoria può intercettare l’orbita terrestre. Ad oggi, ne conosciamo circa 40.000, e il loro tasso di scoperta è esponenziale: dai 1.000 del 2000 si è passati a 40.000 nel 2025. Questa crescita è un risultato diretto della maggiore consapevolezza e dei programmi di ricerca finanziati da agenzie come ESA e NASA.

L’Asteroid Day ha avuto un impatto profondamente positivo sulla ricerca e i finanziamenti. Sebbene l’obiettivo di Brian May di centuplicare le scoperte non sia stato raggiunto (siamo passati da circa 1.500 asteroidi scoperti all’anno nel 2015 a 3.000 attuali, un fattore due). Nonostante questo, i budget dedicati alle “survey” (telescopi che monitorano il cielo) sono aumentati di quasi dieci volte. Nuovi strumenti come il telescopio Vera C. Rubin americano e il FlyEye dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), sviluppato in Italia, promettono di segnare un nuovo salto di qualità nelle capacità di scoperta. L’importanza di questa ricerca è culminata con missioni di difesa planetaria come DART della NASA, che due anni fa ha colpito un asteroide doppio, Dimorphos. Ettore Perozzi ha scherzosamente ricordato lo slogan dell’ESA: “i dinosauri non avevano un’agenzia spaziale“.

Stefano Sposetti
Una delle curiosità legate alla scoperta degli asteroidi è la possibilità di nominarli. Stefano Sposetti, ad esempio, ha dato a uno dei suoi asteroidi il nome “Sardegna”, un omaggio alla terra che ammira: “Sì, la Sardegna è una terra che adoro, molto generosa, fiera, ricca di cultura, di tradizioni, possiede anche un cielo fantastico che io qui al nord, al centro Europa, nord Italia me lo sogno, quindi mi è sembrato naturale proporre il nome di un’isola della vostra isola.“. Il processo di denominazione è regolamentato dal Minor Planet Center (MPC), una divisione dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU). Dopo aver misurato la posizione dell’oggetto e accertato l’orbita con precisione, un processo che richiede 3-4 anni e diverse “opposizioni”, si può proporre un nome. Esistono regole stringenti, come il divieto di nominare asteroidi con nomi di politici in vita, che devono essere deceduti da almeno un secolo.
Una finestra sull’Universo è disponibile anche su Spotify. È sufficiente cliccare sulla banda qui sotto per ascoltare la puntata direttamente in piattaforma.
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