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Ep. 38 – “Buchi Neri Impossibili Manuel Floris e Luciano Burderi
Nell’ultima puntata di Una finestra sull’universo, condotta da Manuel Floris, l’astrofisico Luciano Burderi dell’Università di Cagliari ha affrontato uno dei temi più affascinanti dell’astronomia moderna: i buchi neri impossibili. Questi misteriosi giganti, osservati dal James Webb Space Telescope, risalgono ai primi 700 milioni di anni dopo il Big Bang e mettono in crisi le teorie classiche sulla formazione dell’universo. Durante l’intervista, Burderi ha offerto una spiegazione chiara e coinvolgente di come questi oggetti cosmici sfidino la nostra comprensione della fisica.

Un buco nero nasce quando un’enorme quantità di materia collassa su sé stessa per effetto della gravità, superando ogni forza di pressione interna. In quel punto, la densità diventa infinita e lo spazio-tempo si curva fino a creare un orizzonte degli eventi, una soglia oltre la quale nulla può sfuggire, nemmeno la luce.
Come ha spiegato Burderi: “Un buco nero è come uno spazio in caduta libera verso il suo centro. Da un certo punto in poi, la velocità di caduta supera quella della luce e nulla può più tornare indietro.”
Anche se i buchi neri non emettono luce, gli astronomi riescono a individuarli osservando la materia che vi cade dentro. Durante questa caduta, la materia si riscalda ed emette radiazioni visibili ai telescopi. Burderi ha ricordato che “l’unico modo per individuare un buco nero è osservare la luce della materia che sta per precipitarvi dentro.” Grazie a questa tecnica, sono state realizzate le prime fotografie di buchi neri supermassicci, come Sagittarius A* al centro della Via Lattea e quello nella galassia M87. Questi colossi possiedono masse pari a milioni di volte quella del Sole.
Il James Webb Space Telescope ha recentemente scoperto un buco nero chiamato QSO1, situato a oltre 13 miliardi di anni luce dalla Terra. La sua esistenza, a soli 700 milioni di anni dal Big Bang, è un enigma.
Burderi lo ha definito “un buco nero impossibile”, spiegando che secondo le teorie attuali non avrebbe avuto il tempo di formarsi. “È come trovare un bambino di tre anni alto un metro e ottanta,” ha detto, per rendere l’idea della sproporzione tra la sua età cosmica e la sua massa.
Questi oggetti, noti anche come “Little Red Dots”, potrebbero essere buchi neri primordiali, nati direttamente dal collasso della materia subito dopo il Big Bang, senza passare per la fase di stella.

Il futuro dell’astrofisica si giocherà sull’osservazione di questi buchi neri con strumenti ancora più avanzati. Il progetto LISA, un interferometro spaziale previsto per il 2030, studierà le onde gravitazionali emesse dalla fusione di buchi neri supermassicci. Anche il Nancy Grace Roman Space Telescope contribuirà a esplorare l’universo primordiale, completando le osservazioni del James Webb. Come ha concluso Burderi: “Ogni volta che spostiamo l’orizzonte dell’osservazione, scopriamo qualcosa di nuovo. Questi buchi neri potrebbero essere i semi attorno a cui si sono formate le galassie.”
Le scoperte del James Webb Space Telescope stanno cambiando radicalmente la nostra visione del cosmo. I buchi neri impossibili, veri enigmi dell’universo primordiale, aprono scenari che richiedono una nuova fisica e una nuova comprensione della nascita delle galassie. Come ha ricordato Manuel Floris in chiusura di puntata: “C’è ancora tanto spazio per chi vorrà dedicarsi alla ricerca e scoprire i segreti del cielo.”
Una finestra sull’Universo è disponibile anche su Spotify. È sufficiente cliccare sulla banda qui sotto per ascoltare la puntata direttamente in piattaforma.
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