Alessandra Carta – Giornalista e conduttrice – intervista Maria Grazia Caligaris, socia fondatrice di Sdr, Socialismo, Diritti, Riforme, l’associazione che da quindici anni realizza progetti per detenuti, soprattutto nel carcere di Cagliari, prima a Buoncammino, adesso a Uta. Le carceri in Sardegna affrontano sfide significative, tra cui il sovraffollamento, i diritti dei detenuti e le difficili condizioni per le donne recluse. I numeri e le testimonianze presentate dipingono un quadro inquietante della situazione carceraria in Sardegna.
Secondo i dati forniti da Sdr, il carcere di Uta ospita 616 reclusi, pur avendo solo 561 posti disponibili. Situazioni simili si riscontrano anche altrove, come a Sassari-Bancali, dove oltre 460 detenuti superano il limite massimo di 456 posti. Questo sovraffollamento non solo mette a dura prova le risorse delle strutture carcerarie, ma compromette anche il benessere e la sicurezza dei detenuti.
Un’altra sfida significativa è rappresentata dalla composizione della popolazione carceraria, con oltre la metà dei detenuti in Sardegna che sono extracomunitari o membri della mafia. Maria Grazia Caligaris ha sottolineato la necessità di riorientare tali detenuti verso strutture più adatte alle loro esigenze, specialmente coloro con problemi di salute mentale.

Le donne recluse in Sardegna affrontano condizioni particolarmente difficili. Con solo 24 detenute a Cagliari e 42 in tutta la regione, lo spazio nelle strutture carcerarie è estremamente limitato. A Uta, ad esempio, quattro detenute condividono una cella, il che crea tensioni sia tra di loro che con il personale carcerario. Queste condizioni precarie minano la dignità e il benessere delle detenute.
Infine, Maria Grazia Caligaris ha espresso chiaramente la sua opposizione all’ergastolo e alla pena di morte, sottolineando l’importanza di un sistema penitenziario che miri alla riabilitazione e alla rieducazione dei detenuti, piuttosto che alla punizione estrema.
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