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Gemelle rapite in Cile da bambine e adottate in Sardegna ritrovano la madre dopo 46 anni Enzo Asuni
Erano state rapite da bambine, poi adottate da una famiglia in Sardegna e solo dopo quasi mezzo secolo hanno potuto riabbracciare la loro vera madre. Questa è la storia di una madre cilena che ha potuto riabbracciare le sue due figlie gemelle, sottrattele nel 1979 e adottate nell’isola con documenti falsi. A rendere possibile l’incontro è stato un test del DNA. Su L’Unione Sarda di oggi, 18 settembre, la testimonianza di una delle gemelle, a cura della giornalista Francesca Melis: Clicca qui per leggerla.

Era il 1979 quando María Verónica Soto, allora appena 17enne, portò le sue gemelline di otto mesi in un ospedale per un controllo pediatrico. Da quel giorno la sua vita cambiò: le bambine furono trattenute con la scusa di ulteriori accertamenti e poco dopo dichiarate adottabili dalle autorità.
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I certificati di nascita vennero manipolati e le due bambine rapite furono inviate in Italia, dove una famiglia di Escalaplano, in Sardegna, le accolse senza sapere di quel passato di soprusi.
Adelia e Maria Beatrice Mereu crebbero in Sardegna fino all’adolescenza, prima a Escalaplano e poi a Santu Lussurgiu. Dopo la morte prematura del padre adottivo e i problemi di salute della madre, le gemelle si trasferirono sul continente, costruendo lì la loro vita.
Per decenni ignorarono le vere circostanze della loro adozione. La verità è emersa solo di recente grazie al figlio di Adelia, Alessandro: incuriosito dalle proprie origini, ha effettuato un test del DNA sulla piattaforma My Heritage che ha rivelato un legame con una donna cilena registrata nella stessa banca dati genealogica sotto consiglio dell’associazione cilena Nos Buscamos. Era sua nonna biologica.
Il contatto è avvenuto prima tramite social e videochiamate, poi si è trasformato in realtà. La scorsa settimana, Adelia e Maria Beatrice sono volate in Cile. All’aeroporto di Santiago, dopo 46 anni, l’abbraccio con la madre ha riempito di lacrime e gioia una sala gremita.
“È come se le avessi partorite di nuovo, ma adulte”, ha raccontato María Verónica, che non ha mai smesso di cercarle. “Alle madri che hanno vissuto la mia stessa tragedia dico di non arrendersi mai”.
Il caso delle gemelle cilene rientra nel dramma dei cosiddetti “figli del silenzio”: migliaia di minori sottratti alle famiglie tra gli anni Settanta e Ottanta, durante il regime militare di Augusto Pinochet, e affidati a coppie straniere ignare della loro vera provenienza.
Le due sorelle hanno sottolineato come anche i genitori adottivi siano stati ingannati: “Le nostre famiglie, in Cile e in Italia, sono state entrambe vittime di quel sistema”.
Quella di María Verónica Soto e delle sue figlie gemelle è una vicenda che sembra tratta da un film, ma che rappresenta la realtà di centinaia di famiglie cilene. Dopo 46 anni di distanza, madre e figlie hanno finalmente potuto ritrovarsi, riempiendo con un abbraccio il vuoto lasciato da una separazione ingiusta.
A cura di Enzo Asuni nella rubrica Social Trends.