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Radiolina Grande più di un'isola
micAndrea Sechi, Paolo Serratoday8 Ottobre 2026
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“Giudicesse”, il potere delle donne nella Sardegna giudicale Andrea Sechi, Paolo Serra
La trilogia cinematografica “Giudicesse” nasce per riscoprire quattro protagoniste della storia sarda e collegare il loro ruolo politico alle esperienze delle donne contemporanee. «Abbiamo cercato proprio di fare questo, citando ovviamente le quattro giudicesse dei quattro giudicati più importanti dell’epoca», spiega Paolo Serra della Fondazione Umanitaria Sardegna. Il progetto prende forma nel 2018, grazie al finanziamento cineportuale concesso dalla Regione Sardegna al Centro Servizi Culturali di Carbonia della Società Umanitaria. «Nel 2018, in accordo con la Regione, si è deciso di creare all’interno del macroprogetto delle attività cineportuali due progetti specifici», racconta Serra.

Il percorso cinematografico rientra nelle attività della Fabbrica del cinema, progetto nato all’interno del Centro Servizi Culturali di Carbonia e dedicato alla valorizzazione della cultura cinematografica. «Le attività cineportuali cercano di favorire l’incoming di produzioni, mostre legate al cinema, attività di formazione, fruizione e produzione», sottolinea Serra. L’obiettivo non riguarda soltanto la produzione cinematografica, ma anche la valorizzazione della memoria storica della Sardegna attraverso strumenti capaci di coinvolgere pubblici diversi. «Tutto questo insieme di attività che il cineporto dal 2017 porta avanti è legato anche alla memoria storica del nostro territorio», afferma Serra.
La trilogia concentra l’attenzione su Eleonora d’Arborea, Adelasia, Elena e Benedetta, quattro figure femminili legate ai principali giudicati della Sardegna medievale. «Parliamo di quattro donne, ovvero Eleonora d’Arborea, Adelasia, Elena e Benedetta», ricorda Paolo Serra. Le loro vicende personali e politiche furono profondamente condizionate dagli equilibri internazionali dell’epoca, costringendole ad assumere responsabilità decisive.«Sono costrette dagli eventi della politica internazionale già all’epoca a reagire e a dover prendere decisioni».
Il progetto cinematografico permette così di accendere un focus sul periodo giudicale, una delle fasi più significative della storia della Sardegna medievale. «Abbiamo cercato proprio di fare questo, citando le quattro giudicesse dei quattro giudicati più importanti dell’epoca», spiega Serra. Tra gli elementi centrali della narrazione emerge la Carta de Logu, considerata una delle testimonianze più significative dell’organizzazione giuridica e politica del giudicato di Arborea. «La Carta de Logu permetteva alle donne di gestire il potere esattamente come succedeva agli uomini», sottolinea Serra.
La presenza femminile nelle istituzioni rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto, soprattutto se confrontata con la condizione delle donne nell’Europa dello stesso periodo. «In Europa, in quel periodo, le donne dovevano essere mogli e non certo occuparsi di politica locale o nazionale», osserva Paolo Serra. La trilogia utilizza quindi la storia delle giudicesse sarde per proporre una riflessione più ampia sul rapporto tra donne, potere, autonomia e società. «Volevamo valorizzare la figura delle giudicesse sarde, ma anche creare un parallelismo rispetto alla donna sarda contemporanea», spiega Serra.
Il primo prodotto cinematografico nasce dallo spettacolo teatrale “Regine”, scritto e diretto da Gianluca Medas, con la collaborazione della cooperativa Feminas di Buggerru.«Il primo prodotto cinematografico traeva origine dallo spettacolo teatrale “Regine”, scritto e diretto da Gianluca Medas», racconta Serra. La rappresentazione teatrale viene trasformata in un prodotto audiovisivo attraverso una drammatizzazione ripresa dal vivo, alla quale vengono affiancate interviste dedicate alle donne sarde. «Alla drammatizzazione sono state associate una serie di interviste con alcune delle donne sarde», precisa l’ospite.
Uno degli elementi caratterizzanti della trilogia è il continuo rimando tra passato e contemporaneità, attraverso il confronto tra le vicende delle giudicesse e quelle di donne sarde impegnate nella società. «Il racconto fa un continuo rimando tra passato e presente, tra esperienze che furono appunto quelle delle giudicesse e quelle di alcune donne», spiega Serra. Le protagoniste contemporanee provengono da ambiti differenti, dalla politica all’amministrazione, dall’economia alla formazione, creando un ponte ideale con le donne che esercitarono responsabilità politiche nella Sardegna medievale. «Sono donne che si sono sapute distinguere nell’ambito della politica, dell’amministrazione, dell’economia, della formazione», conclude Paolo Serra.
La trilogia “Giudicesse” si presenta dunque come un progetto che unisce cinema, teatro, storia e testimonianze contemporanee, riportando al centro figure femminili fondamentali per la memoria dell’isola. «Abbiamo cercato di restituire il mood all’interno di questo prodotto», afferma Serra, sottolineando il valore della ricostruzione. Il progetto della Fondazione Umanitaria Sardegna e della Fabbrica del cinema propone così una rilettura della storia giudicale attraverso lo sguardo sulle donne, mettendo in relazione passato e presente. «Volevamo creare un parallelismo rispetto alla donna sarda contemporanea e a che tipo di influenza può aver ricevuto proprio da queste figure», conclude l’ospite.
Intervista a cura di Andrea Sechi
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