Antonio “Tony” Cama, 74 anni, ha scelto di andare in pensione per non trasformarsi in “impiegato” anziché medico. Pur essendo ancora arruolabile per arginare la carenza di camici bianchi in Sardegna, rifiuta la convenzione con la ASL che impone certificazioni e pratiche amministrative come principale attività. Emanuele Dessì, direttore de L’Unione Sarda, è intervenuto in studio per commentare la notizia.

Oggi il medico di medicina generale dedica la maggior parte del tempo al rilascio di certificati INPS e INAIL, anziché alle visite. Cama denuncia che, all’ambulatorio o a domicilio, dopo il turno clinico segue una “valanga” di scartoffie: un compito che, a suo avviso, spetterebbe a medici dedicati esclusivamente alle pratiche assicurative.
Nonostante la pensione, Cama continua – per passione – a praticare infiltrazioni di plasma ricco di piastrine con un collega ortopedico e fa il medico sociale del Lanusei Calcio a titolo gratuito. Sottolinea come il coinvolgimento dei pensionati sia prezioso, purché liberato dai vincoli convenzionali.
Per liberare i medici pensionati e ringiovanire la professione di base, Cama suggerisce:
Escludere INPS e INAIL dagli ambulatori, affidando le certificazioni a un organismo dedicato.
Semplificazione amministrativa, con procedure digitalizzate e team di supporto burocratico.
Incentivi mirati per chi torna a visitare il territorio, soprattutto in aree carenti di copertura sanitaria.
Secondo Cama, la vera palestra per il medico del territorio non sono i convegni sponsorizzati dalle case farmaceutiche, ma l’esperienza in corsia. Un periodo di affiancamento in reparti di Medicina, Chirurgia o Rianimazione consoliderebbe il rapporto con gli specialisti, riducendo i ricoveri impropri e alleggerendo i Pronto Soccorso.
Intervista a cura di Alessandra Carta
Caffè Corretto del 26-06-2025
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