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Graziano Mesina: a Orgosolo chiesa gremita per il funerale Simona De Francisci, Graziano Canu
Oggi ad Orgosolo il funerale di Graziano Mesina. Una cerimonia intima, voluta dalla famiglia, ha accompagnato l’ex latitante nel suo viaggio finale. Qual è l’opinione generale a Orgosolo? La voce comune è chiara: “Ha fatto i suoi errori, ma ha anche pagato”, ha dichiarato Graziano Canu, giornalista del TG di Videolina. In molti credono che lo Stato avrebbe potuto concedere un gesto di umanità, permettendogli di morire nella sua terra. Una posizione rafforzata dal rifiuto di ben sette istanze di scarcerazione per motivi di salute, respinte dalla giustizia. Decisioni che hanno generato forti polemiche e riportato alla ribalta il carattere divisivo del personaggio Mesina.

Mesina ha sempre diviso l’opinione pubblica: per alcuni un criminale, per altri una figura leggendaria. Negli anni è stato mitizzato dai media, ma oggi quel mito appare sbiadito. Tuttavia, resta un personaggio che ha attirato l’attenzione dei più importanti giornalisti italiani. Maurizio Biagi e tanti altri lo hanno raccontato, cercando di spiegare un fenomeno sociale e criminale nato oltre cinquant’anni fa.
Durante il suo periodo di massimo clamore, Orgosolo divenne meta di giornalisti da tutto il mondo. Su Mesina sono stati scritti libri e girati film, come “Barbagia”, interpretato da Terence Hill. Era un bandito che partecipava a sequestri di persona, ma secondo alcune testimonianze, offriva caramelle ai bambini rapiti prima di liberarli. Un gesto che non cancella il crimine, ma che aumentava l’aura del personaggio.
Mesina è passato alla storia anche per le sue fughe spettacolari: da San Sebastiano, dall’ospedale San Francesco, da Lecce. Venne arrestato a Trento dopo mesi di latitanza. Evase persino con brigatisti rossi e membri del terrorismo nero. Tutto questo contribuì a rendere Mesina un personaggio iconico, difficile da ignorare.
Dopo la grazia concessa dal Presidente Ciampi nel 2004, molti speravano in un suo cambiamento. Ma arrivarono nuove accuse, tra cui quelle legate al narcotraffico, che provocarono una profonda delusione. Questo, per molti, fu il colpo finale al mito. Lo stesso giornalista Riva ha sottolineato che l’associazione alla droga ha distrutto l’immagine romantica del bandito gentiluomo.
Durante la latitanza, si racconta che andasse a vedere il Cagliari travestito da suora. Una leggenda metropolitana, forse, ma sintomo del personaggio che era diventato. Fu persino acclamato come una star entrando nel Consiglio Regionale. Un paradosso che racconta l’ambivalenza del suo mito.
La mattina del funerale, giornalisti tenuti fuori dalla chiesa di San Pietro Apostolo, piccola e gremita solo dai familiari e dai concittadini. Nessuna ripresa, nessuna foto, come indicato dai cartelli. Una funzione intima, segnata dalla sobrietà e dal silenzio.
“Davanti al nostro caro fratello vogliamo che il Signore apra le sue braccia e lo accolga nella sua misericordia”: sono le parole pronunciate dal parroco Don Salvatore Goddi. La funzione è stata concelebrata da più sacerdoti, tutti originari di Orgosolo. Sulla bara di legno chiaro, una composizione di rose rosse e la maglia rossoblù del Cagliari.
La salma di Mesina è rientrata a Orgosolo alle 9:30 dopo un lungo viaggio iniziato a Milano, dove è morto sabato 12 aprile, il giorno dopo la scarcerazione per un tumore in fase terminale. Da Milano a Livorno in auto, poi la traversata in nave fino a Olbia, e infine l’arrivo nel paese natale, per l’ultimo saluto della sua gente.
Intervista a cura di Simona De Francisci
La Strambata del 15-04-2025
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