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Green: dallo smog nasce l’inchiostro ecologico Cristian Asara
Nel 2014, l’Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò un allarme drammatico: l’inquinamento atmosferico era la più grande minaccia ambientale e sanitaria, con un bilancio di circa 6,5 milioni di vittime all’anno. Mentre le metropoli mondiali cercano da anni di arginare l’emergenza smog, un ingegnere indiano ha trovato una risposta creativa e geniale, trasformando il problema in una risorsa artistica.
Tutto è iniziato nel 2013 a Mumbai. Anirudh Sharma, all’epoca studente al MIT Media Lab, osservava la fuliggine dei veicoli depositarsi sui suoi abiti e si chiese: “E se potessimo catturare tutto questo inquinamento e trasformarlo in qualcosa di bello, come l’inchiostro?”
Da questa “scintilla nera” è nata Graviky Labs e il suo prodotto di punta: Air-Ink. Si tratta della prima linea al mondo di materiali artistici il cui pigmento nero è interamente ricavato dal carbonio recuperato dallo smog.

Dopo tre anni di ricerca, Sharma e il suo team hanno messo a punto una soluzione sorprendente: Kaalink, un cilindro brevettato installabile sui tubi di scappamento. Questo dispositivo ha la capacità di catturare fino al 95% della fuliggine prodotta da motori a combustione – particelle di carbonio minuscole, grandi meno di 2,5 micrometri, altamente nocive per i polmoni.
La fuliggine raccolta, la “materia prima” dell’inquinamento, viene sottoposta a un rigoroso processo: purificazione per eliminare metalli pesanti e sostanze cancerogene, macinazione finissima e miscelazione con oli vegetali. Il risultato è un pigmento nero intenso, la base per vernici, marker e bombolette spray ecologiche.
Il lancio di Air-Ink, sostenuto da una campagna Kickstarter di successo nel 2017, non è stato solo commerciale, ma anche una potente dichiarazione artistica. Per la prima volta, l’inquinamento di una città è stato convertito in un messaggio di speranza.
Graviky Labs ha invitato 19 street artist a realizzare imponenti murales in diverse città colpite dallo smog, a partire da Londra. A Brixton, è stata inaugurata la “prima galleria d’arte a emissioni pulite del mondo”, dove le opere erano state dipinte con inchiostro ricavato dai gas di scarico raccolti in soli cinque giorni.
A Berlino, Singapore e New York, i murales di Air-Ink hanno trasformato il nero dello smog nel nero dell’arte, come il suggestivo lavoro di Kristopher Ho a Londra, che ritraeva nuvole di fumo che avvolgevano i monumenti, un grido visivo all’azione.
Il potenziale di questa innovazione è immenso. In meno di un anno, Graviky Labs è riuscita a purificare 1,7 trilioni di litri d’aria in India e a Hong Kong, producendo 770 litri di inchiostro. Questo equivale a eliminare l’inquinamento generato da un’auto diesel in ben due anni e mezzo di marcia continua.
La tecnologia è stata persino testata sui camion per la birra a Londra, creando un ciclo virtuoso: i veicoli che inquinano forniscono la materia prima per l’inchiostro con cui vengono poi realizzati i murales che sensibilizzano la città.
Se le sole 20.000 iconiche black cab londinesi adottassero il filtro Kaalink, la capitale britannica potrebbe potenzialmente ripulire oltre 30 trilioni di litri d’aria ogni anno.
Air-Ink non è solo un prodotto artistico; è un modello di economia circolare che trasforma un rifiuto tossico in uno strumento di espressione e cambiamento, offrendo al pianeta una prospettiva di futuro più pulito e sorprendentemente colorato.
Radio Smerala, puntata del 01 novembre 2025
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