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Halloween in Sardegna? Il culto dei morti nell’Isola Enzo Asuni
La notte scorsa era la notte di Halloween, una ricorrenza ormai commerciale che secondo i più deriverebbe dagli Stati Uniti d’America. In realtà si configura come una ricorrenza europea, nata più precisamente nell’Europa Celtica. Si tratta di una storia che ha subìto notevoli mutazioni nel corso tempo sino a diventare quella festa che conosciamo anche come la notte delle streghe, dei pipistrelli, degli zombie e dei mostri in generale.

Secondo la tradizione si ricollegherebbe alla festa celtica di Samhain, che in irlandese antico significherebbe “la fine dell’estate”, il momento di passaggio dall’estate all’inverno. In passato infatti si teneva conto del tempo che passava in base alle stagioni, soprattutto in ambito agricolo dove più che di stagioni si parlava di cicli del raccolto. Diciamo che con Halloween si può ritenere concluso l’ultimo raccolto prima della stagione fredda.
In Sardegna però ci sono tradizioni diverse e se nel resto del mondo si gira per le vie di paesi e città chiedendo “Dolcetto o scherzetto” nell’Isola si usano altre formule che cambiano sulla base della zona. Nella perla del mediterraneo il culto delle anime affonda le sue radici nella religione e i bambini sardi giravano di zona in zona per chiedere dei doni da offrire ai defunti.
Nelle nostre menti allora riecheggiano parole in sardo come “Is animeddas, is animas, su mortu mortu”. Il culto è lo stesso, cambia solo il nome con cui ci si riferisce alla ricorrenza. In Sardegna non si dice “Dolcetto o scherzetto ma”:
Analizzando questi nomi emerge come ognuno di loro racconti qualcosa del passato, di legato alle tradizioni del passato. La formula “Su Prugadoriu” ci racconta che nella notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre, con l’accorciarsi delle giornate, si aprirebbero le porte del purgatorio lasciando così circolare le anime penitenti nel mondo dei vivi. Quest’ultimo racconto si ricollega anche ad Halloween, in quanto nell’Europa Celtica si riteneva che il velo che separa il mondo dei morti da quello dei vivi diventasse così labile da poter essere attraversato e i morti entravano in contatto con i vivi.
Secondo il culto pagano quei due mondi entravano proprio in sovrapposizione e spettava alle famiglie prendersi cura delle anime che tornavano a casa, presso le loro stesse famiglie, offrendo loro del cibo. Tornando ad Halloween, il nome diventò quello di oggi, con l’avvento del Cristianesimo che trasformò la ricorrenza nella festa di Ognissanti come emerge anche dalle origini del termine Halloween, che deriva da “All Hallow’s Eve”, che significa “Vigilia di tutti i Santi”.
Anche i termini “Is Panixeddas”e “Su Peti Coccone” ci svelano qualcosa riguardo al passato: si usava infatti chiedere del pane per quelle anime defunte a cui sono dedicate le formule de “Is Animeddas” e de “Su Mortu Mortu”.
A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda. In una rubrica de L’Unione Sarda Gianni Zanata spiega la ricorrenza in lingua sarda. Clicca qui per guardarlo.