Hub Eolico, i comitati locali lanciano un allarme deciso: «Giù le mani dai porti sardi». Definiscono un’“occupazione manu militari” le manovre che vedrebbero Cagliari e Oristano trasformati in basi logistiche per pale e turbine eoliche, e annunciano ricorsi e denunce qualora emergessero violazioni ambientali o irregolarità nelle concessioni. Veronica Fadda, giornalista della redazione di UnioneSarda.it, è intervenuta in studio per commentare la notizia.

Al Porto Canale di Cagliari la società Incom ha avanzato una richiesta di concessione per insediarsi come polo di stoccaggio e movimentazione dei componenti eolici. Bentu de Libertadi, assistito dall’avvocato Michele Zuddas, ha già avviato un’istanza di accesso agli atti per visionare ogni documento relativo al dossier presentato, in modo da verificare trasparenza e rispetto delle norme.
All’area adiacente al porto industriale di Oristano viene invece destinato un ampio cantiere per la produzione di pale e turbine da parte di Seawind Italia Srl, parte di un gruppo olandese. L’investimento iniziale è stimato in 380 milioni di euro, con l’obiettivo di valorizzare la filiera locale ma sollevando timori sui possibili impatti e sulla mancata consultazione dei cittadini.
Sindacati e movimenti chiedono un confronto urgente con le autorità portuali e le imprese coinvolte, puntando a salvaguardare l’occupazione esistente e garantire valutazioni ambientali approfondite. La sfida sarà bilanciare sviluppo energetico e tutela del territorio attraverso un confronto pubblico e trasparente.
Intervista a cura di Fabio Manca
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