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Il 4 marzo la Pratobello 24 approda al Consiglio regionale della Sardegna Giulio Zasso, Michele Ruffi, Lorenzo Piras
Il 4 marzo alle 10:30 la proposta di legge popolare Pratobello 24 sarà finalmente discussa in sede congiunta dalla quarta e quinta commissione del Consiglio regionale della Sardegna. Un passaggio atteso da oltre un anno, dopo che nell’ottobre 2024 circa 5.000 cittadini accompagnarono in via Roma quasi 211.000 firme a sostegno dell’iniziativa. Lorenzo Piras, giornalista de L’Unione Sarda, ha analizzato il contesto politico e normativo in cui si inserisce la discussione.

La proposta di legge Pratobello 24 nasce dal basso con l’obiettivo di rafforzare il potere urbanistico della Regione Sardegna per regolamentare l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici sul territorio. Secondo i promotori, lo Statuto speciale consentirebbe alla Regione di esercitare competenze più incisive per porre un argine alla proliferazione di progetti legati a multinazionali dell’energia.
Negli ultimi mesi, però, lo scenario è cambiato. Dopo lo stop della Consulta su precedenti tentativi normativi regionali e con la conversione del nuovo decreto energia nella legge 145, molte competenze sono state ricondotte allo Stato. Questo ha riacceso il dibattito sull’autonomia decisionale della Sardegna in materia energetica. Il 4 marzo rappresenta un passaggio politico chiave, perché per la prima volta la proposta verrà formalmente esaminata dopo un lungo periodo nei cassetti del Consiglio.
Il tema delle energie rinnovabili in Sardegna è centrale nella transizione energetica nazionale, ma secondo i dati riportati da L’Unione Sarda il panorama appare squilibrato. Il fotovoltaico guida con circa 2.000 MW installati, seguito dall’eolico con circa 1.200 MW, mentre altre fonti restano marginali.
L’idroelettrico rappresenta appena il 14% della produzione rinnovabile regionale, nonostante la presenza di numerosi invasi. Il geotermico è praticamente assente. Questo squilibrio alimenta le critiche di chi denuncia un modello energetico concentrato su pale eoliche e pannelli fotovoltaici, con forte impatto paesaggistico.
Secondo Piras, la questione non è negare la transizione, ma regolamentarla con regole chiare e condivise, evitando una percezione di “assalto” al territorio sia onshore che offshore. Il timore diffuso riguarda in particolare i progetti eolici in mare e la concentrazione di richieste in diverse aree costiere e interne.
Il confronto sulla Pratobello 24 intreccia tre livelli: tutela del paesaggio, sviluppo economico e autonomia statutaria. La Sardegna possiede un patrimonio ambientale considerato una risorsa economica primaria, legata anche a turismo e identità territoriale. La percezione di un’espansione massiccia di impianti eolici e fotovoltaici ha generato mobilitazioni e richieste di maggiore controllo locale.
Intervista a cura di Giulio Zasso e Michele Ruffi
La Strambata del 13-02-2026
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