Board of Peace, opportunità o rischio per l’ordine mondiale?
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Il Board of Peace sostituirà l’ONU? Le parole di Trump alla prima riunione Egidiangela Sechi, Massimo Crivelli
Le parole pronunciate da Donald Trump durante la prima riunione del Board of Peace hanno acceso il dibattito internazionale: “L’ONU sarà vigilato dal board, ma c’è tanta strada da fare”. Dichiarazioni che, secondo Massimo Crivelli, vicedirettore de L’Unione Sarda, hanno un suono più inquietante che rassicurante, soprattutto perché evocano un possibile ruolo sostitutivo rispetto alle Nazioni Unite.

Credibilità ONU in calo e il ruolo del Board of Peace
Secondo Crivelli, bisogna riconoscere che l’ONU ha perso negli ultimi anni parte della propria credibilità e capacità di intervento, anche a causa di un meccanismo di veto ormai considerato da molti osservatori superato. Tuttavia, l’idea che un organismo promosso da Trump possa affiancare o addirittura sostituire l’istituzione multilaterale globale genera inevitabili perplessità.
Allo stesso tempo, l’analista invita a non sottovalutare il progetto: elementi di concretezza esistono, a partire dalla previsione di una raccolta di circa 80 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza e dalla proposta di una forza multinazionale di 5.000 militari provenienti da diversi Paesi. Resta però da capire se l’iniziativa potrà tradursi in un’operazione realmente condivisa dalla comunità internazionale.
Divisioni tra alleati e tensioni diplomatiche
Un altro elemento critico riguarda le adesioni. Se alcuni Paesi dell’area mediorientale partecipano al Board of Peace, mancano i tradizionali alleati occidentali degli Stati Uniti, in particolare membri dell’Unione Europea.
La posizione dell’Italia ha generato polemiche interne e internazionali, mentre si è registrata anche una frizione diplomatica tra la Casa Bianca e il Vaticano. In questo contesto, sottolinea Crivelli, le perplessità superano ancora le certezze, e gli sviluppi concreti saranno determinanti per valutare la credibilità del progetto.
Iran, negoziati e rischio escalation militare
Particolarmente significativa anche l’altra dichiarazione di Trump: “Nei prossimi 10 giorni scopriremo se riusciremo a raggiungere un accordo con l’Iran”. Secondo Crivelli, i negoziati attuali non sembrano aver prodotto risultati concreti e i movimenti militari statunitensi, tra portaerei e truppe, alimentano il timore di un possibile intervento armato.
Questo scenario rafforza l’impressione che il Board of Peace si inserisca in un momento geopolitico estremamente delicato, dove la diplomazia convive con la minaccia di escalation. In sintesi, conclude l’analisi, il progetto potrebbe rappresentare un’opportunità solo se sostenuto da un consenso internazionale reale, altrimenti rischia di accentuare ulteriormente le tensioni globali.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi