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In Sardegna gli invasi risalgono al 75% ma l’emergenza idrica resta aperta Mariangela Lampis, Bruno Perra
Le recenti precipitazioni hanno migliorato in modo significativo la situazione degli invasi in Sardegna, portando la capacità di accumulo regionale dal 40% di dicembre fino al 70-75%. «A fine dicembre avevamo circa il 40% di capacità, oggi siamo arrivati anche al 75%, anche se molta acqua purtroppo è finita a mare», ha dichiarato Efisio Perra, presidente del Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale.

Nonostante il miglioramento complessivo, permangono criticità rilevanti in diverse aree dell’isola, con bacini ancora lontani da livelli di sicurezza idrica accettabili. «Abbiamo invasi che superano il 100% con scarichi attivi, ma territori come Nurra, Iglesias e Punta Gennarta restano tra il 20 e il 35%», ha spiegato Perra.
Le precipitazioni attuali si stanno rivelando più utili rispetto agli eventi estremi, favorendo il ripristino delle falde e l’infiltrazione graduale nei bacini montani e fluviali.«Sta piovendo bene, senza bombe d’acqua, con piogge continue che ricaricano le falde e alimentano i fiumi», ha sottolineato il presidente del Consorzio.
Diversi invasi regionali sono entrati in fasi di preallerta o allerta idraulica, con scarichi controllati per garantire la sicurezza dei territori a valle. «Alcune dighe stanno scaricando perché hanno superato i livelli di guardia, ma il sistema è costantemente monitorato», ha precisato Perra.
L’estremizzazione degli eventi meteorologici rende sempre più centrale la manutenzione dei corsi d’acqua per prevenire danni idraulici a monte e a valle degli invasi. «La manutenzione dei fiumi è fondamentale per ridurre i rischi legati a piogge intense e fenomeni sempre più estremi», ha affermato Perra.
Nel bacino del Flumendosa, forti piogge e mareggiate hanno creato condizioni critiche, gestite grazie a interventi preventivi e presidio idraulico continuo. «Siamo intervenuti prima liberando la foce e garantendo un presidio H24, evitando conseguenze più gravi», ha raccontato Perra.
Secondo il Consorzio di Bonifica, la gestione della risorsa idrica necessita di una governance più strutturata e inclusiva, coinvolgendo maggiormente gli attori territoriali. «Chiediamo di essere più coinvolti per mettere a disposizione competenze e conoscenza diretta del territorio», ha dichiarato Perra.
L’interconnessione tra bacini è uno strumento utile ma non sempre sostenibile, da affiancare a manutenzione delle reti, riuso delle acque reflue e nuovi piccoli invasi. «L’interconnessione è importante, ma servono anche manutenzione, riutilizzo delle acque e nuovi piccoli bacini», ha spiegato Perra.
Le vasche di laminazione rappresentano una soluzione strategica, combinando accumulo idrico e protezione idraulica durante eventi climatici estremi. «Sono opere che accumulano risorsa e proteggono i territori a valle nei momenti più critici», ha concluso Perra.
Intervista a cura di Mariangela Lampis
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