Poco prima della mezzanotte il cielo di Gaza si è illuminato di bombe al fosforo e ordigni illuminanti, trasformando la notte in giorno. I carri armati israeliani hanno fatto il loro ingresso in via Al-Jalaa, nel cuore della città. Bombe-robot hanno abbattuto diversi edifici, mentre missili lanciati dai caccia, colpi di artiglieria e droni armati hanno provocato decine di esplosioni e numerose vittime. I boati sono stati avvertiti fin nel centro di Israele. Secondo i dati più recenti, circa 700mila persone sono ancora a Gaza, nonostante le evacuazioni. Altri 320mila civili si sono spostati verso sud, trovando rifugio nei campi di al Mawasi e Kan Younis.

Dal fronte internazionale è arrivato un messaggio dell’ex presidente Donald Trump, che su Truth ha scritto: «Hamas non usi gli ostaggi come scudi umani. Spero che sappiano a cosa vanno incontro se lo fanno. Questa è un’atrocità umana senza precedenti. Liberate subito tutti gli ostaggi». Immediata la risposta del premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha ringraziato Trump per il suo «incrollabile sostegno».
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che «Gaza sta bruciando». Secondo Katz, le IDF colpiscono con pugno di ferro le infrastrutture terroristiche, mentre i soldati «combattono coraggiosamente per creare le condizioni per il rilascio degli ostaggi e la sconfitta di Hamas». Il ministro ha ribadito: «Non cederemo e non torneremo indietro fino al completamento della missione».
La notizia dell’operazione a Gaza City ha fatto scattare la protesta delle famiglie degli ostaggi. L’intelligence ritiene infatti che almeno una parte dei circa 20 rapiti si trovi proprio nella zona bersagliata. I familiari hanno marciato fino alla residenza del primo ministro a Gerusalemme, accusando Netanyahu: «Potrebbe essere la loro ultima notte».
Secondo fonti israeliane, Hamas avrebbe trasferito alcuni ostaggi in edifici e tende a Gaza City per usarli come scudo umano. L’organizzazione avrebbe inoltre affidato la difesa a figure di spicco come Izz al-Din Haddad (capo dell’ala militare), Raed Saad (comandante operativo), Muhammad Odeh (responsabile intelligence) e Mohand Rajab (alto ufficiale della Brigata Gaza).
A cura di Emanuele Dessì – Direttore testate giornalistiche Gruppo Unione Sarda
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