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Istruzione e reddito: il divario che frena i comuni sardi Cristian Asara
L’ultimo rapporto di Confindustria Sardegna scatta una fotografia nitida: esiste un legame diretto tra il numero di laureati in un comune e la ricchezza prodotta dai suoi abitanti. I dati indicano che per ogni punto percentuale in più di laureati (nella fascia 25-49 anni), il reddito imponibile medio di un comune cresce di circa 117 euro. Se l’isola riuscisse a colmare il divario di 4,3 punti che la separa dalla media italiana, l’economia regionale beneficerebbe di oltre 520 milioni di euro ogni anno.

L’analisi statistica rivela che questa dinamica non è un’esclusiva dei grandi centri urbani. Anche eliminando dal calcolo le città principali e i loro hinterland, la relazione tra istruzione e reddito da lavoro dipendente resta solida. Questo significa che investire sulle competenze universitarie porta benefici diffusi su tutto il territorio, confermando che il capitale umano è un motore di benessere ovunque venga coltivato, indipendentemente dalla densità demografica.
Nonostante le performance positive di Cagliari, la Sardegna occupa il penultimo posto nella classifica nazionale insieme alla Campania. Il problema risiede nella profonda frammentazione territoriale. Se da un lato i centri principali figurano tra i comuni più istruiti d’Italia, dall’altro vaste aree dell’isola faticano a raggiungere la soglia del 10% di laureati. È proprio questo sbilanciamento a frenare la media regionale e a limitare le opportunità di crescita economica complessiva.
Radio Smeralda, puntata del 28/02/2026
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