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Gli Editoriali de L'Unione Sarda

La vittoria sulle tenebre – di Salvatore Cubeddu

today23 Dicembre 2025 10

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L’intervento del 23 dicembre 2025 – La vittoria sulle tenebre

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    La vittoria sulle tenebre – di Salvatore Cubeddu stage@radiolina.it

Nei quartieri storici di Cagliari risuona un bel concerto di campane, gradita continuità di altri tempi. Eppure, la domenica, a mala pena esse richiamano il numero di fedeli un tempo consueti nei giorni feriali. Un fatto che, però, non ci dice del tutto dell’abbandono della religione o della richiesta di una nuova spiritualità che, al contrario, certi altri indicatori rivelerebbero in ripresa.

La vittoria sulle tenebre (Immagine Rappresentativa)

Fatto questo, in premessa, bisogna dire che la musica delle campane cagliaritane è arrivata dal balcone proprio mentre nella tv si ragionava delle preoccupazioni del governo americano a proposito della perdita della civiltà europea da qui a due decenni. Ho subito un flash mentale: allora farei in tempo a sentire anche il canto del muezzin dalla torre della moschea? Forse vent’anni sono pochi, un minareto ha i suoi costi.

In Occidente è la data di Natale a segnare il tempo, con le lancette che nel 2030 arriveranno ai duemila anni dalla nascita di Gesù Cristo. Ma non è detto che questo riferimento regga nel mondo non più egemonizzato dal cristianesimo. Niente da stupirsi, tenendo presente che, nel tempo in cui lui viveva a Nazareth, i sacerdoti del Tempio si orientavano secondo la datazione biblica, mentre nel palazzo accanto, il governatore romano datava il tempo ab urbe condita, cioè dalla fondazione di Roma.

Certo, oggi per noi sarebbe una complicazione mutare i nostri riferimenti temporali. Ma non è che perdi l’egemonia culturale sul mondo aspettandoti che non ci siano conseguenze! C’è da sperare che a Washington lo tengano presente!

Non so se, in vita, Gesù se lo immaginasse, di diventare per duemila anni colui che, con la data di nascita, dà inizio alla storia di miliardi di persone per così tanto tempo. È ai cristiani che la cosa interessa, a loro che attendono il suo ritorno in gloria. Nel mentre sono stati avvertiti che intanto possono continuare a vederlo in mysterio, quando si riuniscono intorno all’eucarestia, o attraverso i poveri, quelli che, tra noi e i nostri figli, sono destinati a crescere (secondo alcuni scherani dei presenti potenti, i quali credono, loro, che li lasceremo fare!).

Quanti pensieri, seriosi più che tristi, suscita un semplice suono di campane! Ma il Natale non è la festa della luce e della gioia? Non l’abbiamo collocata al posto dell’antica festa della crescita del sole, “non vinto'” dalle tenebre dell’inverno appena arrivato?

E sì, ma perché: l’incidente del nascere in una grotta non è conseguenza di una scelta burocratica romana per controllare i cittadini da governare e da tassare? E il mondo intero non viveva ancora la sua fase schiavistica, con tutta l’economia prodotta da schiavi guidati da una piccola società di liberi (ma ben armati)?

Della vicenda di quel bambino divenuto uomo ci sono arrivati soprattutto numerosi racconti dei suoi ultimi due anni e mezzo e della tragica fine sulla collina di Gerusalemme. Annunciava l’arrivo del regno di Dio in tempi in cui i re erano tanti e pure gli dei vivevano appartati in cielo (come i nostri miliardari vorrebbero, isolati nelle loro ville), in entrambi i casi sovrastati da uno supremo.

Nessuno storico, oggi, pone in dubbio l’esistenza di Gesù di Nazareth. Il tema è chi fosse e chi sarà. Un uomo buono, “il più buono che sia mai esistito”, secondo Nietzsche? Quello che è risorto, secondo le testimonianze di coloro che lo frequentarono e per lui morirono?

Paolo di Tarso scriveva vent’anni dopo ai suoi fratelli di Tessalonica: “… crediamo che Gesù è morto e risorto”. Il mondo è migliorato, dopo? Secondo il profeta Isaia (11,6-8): “Il lupo abiterà con l’agnello; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà”.

È già in atto il regno dei cieli da lui annunciato? Potrebbe essere, se concordassimo che il mondo sia migliorato dopo la sua venuta. Perché, importanza gli e n’è stata data!

Per l’apostolo Giovanni è il Logos, quello che “in principio era presso Dio, ed era Dio”. Formalizzato nel “Credo” a Nicea (325 d. C.), per sempre e per tutti i cristiani. Per i suoi seguaci sarebbe, quindi, il Demiurgo di Platone, il Motore Immobile di Aristotele, l’Uno di Plotino, il Noumeno di Kant, lo Spirito Assoluto di Hegel, seguiti da tanti altri filosofi. Scusate se è poco.

Fa pensare e viene tenerezza: vederlo rimesso ancora in una mangiatoia che gli fa da culla, riscaldato dal fiato dei due simpatici animali, un tempo compagni suoi e nostri, nei tanti paesi della Sardegna. Augurios a totus.

Salvatore Cubeddu

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