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L’accumulo: tra affetto e disagio Cristian Asara
Il disturbo da accumulo, che colpisce circa il 2,5% della popolazione, è caratterizzato dalla difficoltà a separarsi da oggetti, anche inutili, e dalla tendenza ad accumularne di nuovi. Questa condizione può portare a situazioni estreme, in cui gli spazi vitali diventano inabitabili, causando disagio non solo per chi ne soffre, ma anche per le persone che vivono con loro.
Gli oggetti possono assumere un forte significato affettivo, legato a ricordi ed emozioni positive. Il timore di perdere questi legami, unito all’ansia di fare errori o alla difficoltà nel prendere decisioni, può portare ad accumulare oggetti in modo incontrollato.
È importante distinguere il disturbo da accumulo dal collezionismo. I collezionisti conservano oggetti in modo ordinato e selettivo, guidati da un interesse specifico. Al contrario, chi soffre di hoarding accumula oggetti in modo caotico e indiscriminato.

Il disturbo da accumulo può essere associato ad altre condizioni psicologiche, come la depressione o i disturbi d’ansia. Eventi stressanti, come la perdita del lavoro o la morte di una persona cara, possono scatenare o aggravare il disturbo.
Studi recenti hanno esplorato i processi psicologici legati alla separazione dagli oggetti, evidenziando l’importanza di gestire il disagio nei primi giorni dopo aver deciso di disfarsi di qualcosa. La psicoterapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata efficace nel trattamento del disturbo da accumulo, ma è fondamentale rivolgersi a specialisti qualificati.
Il disturbo da accumulo è una condizione complessa che richiede attenzione e supporto. Riconoscere il problema e cercare aiuto professionale sono i primi passi verso un miglioramento della qualità della vita.
Radio Smeralda, puntata del 23 settembre 2024.