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L’allarme:18 spiagge in Sardegna sono a rischio erosione

today15 Aprile 2025 197

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Erosione costiera in Sardegna: le cause e le soluzioni

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    L’allarme:18 spiagge in Sardegna sono a rischio erosione Alessandra Carta, Sandro Demuro

18 spiagge sarde sono a rischio erosione, e serve un cambio radicale di approccio per salvaguardare il futuro del nostro patrimonio costiero. A lanciare l’allarme è Sandro Demuro, ordinario di Geografia fisica e Geomorfologia all’Università di Cagliari.

Sant’Antioco (Sardegna)

Spiagge in Sardegna: l’allarme del professor Demuro

Secondo Demuro, la Sardegna si trova oggi in uno scenario climatico critico, dove l’aumento delle temperature — causato dall’azione dell’uomo e dall’uso di combustibili fossili — provoca conseguenze dirette: l’espansione termica degli oceani, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare. Il mare cresce di circa 3 millimetri l’anno, occupando la linea di costa. Una linea che, nel frattempo, l’uomo ha fortemente urbanizzato, con costruzioni e servizi turistici sempre più invasivi.

Spiagge trasformate in piazze

Le spiagge non sono luoghi stabili, spiega il professore: sono corpi sabbiosi in movimento e non possono essere trattate come piazze cittadine. Invece, è quello che sta accadendo: la pulizia con mezzi meccanici che compattano la sabbia e ne alterano la permeabilità, la rimozione della Posidonia, la biomassa marina che protegge naturalmente la spiaggia, e le infrastrutture turistiche costruite a ridosso delle dune. Tutte pratiche che favoriscono l’erosione, riducono la capacità della spiaggia di assorbire l’onda e la rendono più fragile ai fenomeni estremi.

Le buone pratiche per salvare le spiagge sarde

Per fermare l’erosione, servono azioni concrete e immediate, a partire da tre regole fondamentali: la prima, non usare mezzi meccanici per pulire le spiagge; la seconda, lasciare la biomassa marina (come la Posidonia) dove la natura la deposita; e la terza, non occupare le dune e vietare la rimozione di sabbia, conchiglie o ciottoli.

Ma tutto questo, dice De Muro, deve accompagnarsi a un serio lavoro di educazione ambientale. È necessario spiegare a residenti e turisti che la Posidonia non è sporcizia, è una risorsa. È come togliere le foglie dal sottobosco: si rischia di distruggere l’equilibrio naturale.

Educazione e sostenibilità

Cambiare paradigma è fondamentale. Serve una nuova mentalità che veda la presenza della Posidonia come segno positivo, un indicatore di salute ambientale, non un ostacolo estetico. Il messaggio del prof. De Muro è chiaro: le nostre spiagge hanno un valore economico, ambientale e culturale. Se le consumiamo oggi, le neghiamo alle generazioni future.

Intervista a cura di Alessandra Carta
Caffè Corretto del 15-04-2025

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