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Lamezia Terme, 14enne pianifica l’aggressione alla professoressa Luca Neri, Gianni Zanata
Un 14enne di Lamezia Terme avrebbe pianificato l’aggressione alla propria professoressa. Il piano sarebbe stato organizzato attraverso Telegram. A far scattare l’allarme sono stati alcuni compagni del ragazzo, che hanno informato gli adulti. L’intervento ha permesso di fermare l’aggressione prima che potesse essere compiuta.
Il caso arriva a pochi giorni da un episodio avvenuto a Roma. Il 18 settembre un 13enne avrebbe aggredito una docente in una scuola media, provocandole ferite gravi. Secondo quanto emerso, anche in quel caso l’aggressione sarebbe stata collegata alla volontà di filmare e diffondere il video online.
Di questi episodi e del rapporto tra adolescenti, violenza e social network ha parlato Gianni Zanata, giornalista di Sardegna 1, intervenuto per commentare i fatti di cronaca e il possibile rischio di emulazione.

Secondo Zanata, uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la facilità con cui i giovanissimi possono entrare in contatto con contenuti violenti. Il giornalista richiama un’inchiesta di Serena Mazzini sulla radicalizzazione dei giovani online.
Per realizzarla, la giornalista si sarebbe presentata online come una 14enne. In questo modo sarebbe riuscita a entrare in alcuni gruppi frequentati da giovanissimi. Tra i contenuti incontrati anche immagini di violenza e materiale legato al true crime.
Il tema riguarda quindi una fascia d’età molto giovane. Ragazzi tra i 12 e i 15 anni possono essere esposti quotidianamente a contenuti che prima restavano confinati a gruppi ristretti. TikTok, Telegram e altre piattaforme possono amplificare rapidamente immagini, messaggi e comportamenti.
Zanata sottolinea inoltre il possibile ruolo degli adulti nella manipolazione dei più giovani. In alcuni casi, dietro comportamenti estremi potrebbero esserci gruppi capaci di alimentare il desiderio di protagonismo negativo.
La vicinanza temporale tra il caso di Roma e quello di Lamezia Terme riporta al centro anche il fenomeno dell’emulazione. Una domanda riguarda proprio il ruolo dell’informazione. Raccontare un’aggressione può contribuire a influenzare altri ragazzi?
Per Zanata, l’informazione non può smettere di raccontare i fatti. Deve però valutare con attenzione come vengono presentati alcuni episodi particolarmente delicati. Il giornalista cita anche il caso dei suicidi, un fenomeno sul quale da anni si discute del possibile effetto emulativo.
Secondo Zanata, però, non basta una notizia a spingere un adolescente verso un comportamento violento. Deve esistere una condizione precedente, un terreno già predisposto. In questo senso, il ruolo dei social appare centrale.
La vera questione riguarda quindi ciò che accade prima che un episodio arrivi sulle pagine dei giornali. Quali contenuti vedono i ragazzi? Quali gruppi frequentano? Chi influenza le loro scelte?
Il dibattito riguarda anche il ruolo di sportivi, cantanti e personaggi pubblici. Per Zanata, chi ha visibilità può certamente diventare un modello di comportamento. Lo sport, per esempio, dovrebbe trasmettere valori come rispetto e disciplina. Un atleta che manifesta continuamente aggressività può invece diventare un esempio negativo per chi lo segue.
Diverso è il discorso sulla musica. Raccontare la violenza non significa necessariamente promuoverla. Un artista può descrivere storie drammatiche o comportamenti estremi senza volerli giustificare.
Secondo Zanata, quindi, è importante distinguere tra chi istiga alla violenza e chi invece racconta una storia. Al pubblico, compresi i più giovani, spetta anche il compito di comprendere il significato di ciò che viene raccontato e il contesto in cui viene inserito.
Intervista a cura di Luca Neri
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