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“Orme d’ombra”: il cammino lento di Rosalba Castelli in Sardegna per ricordare le vittime di femminicidio Massimiliano Rais e Rosalba Castelli
Rosalba Castelli, presidente dell’associazione torinese “Artemixia”, si definisce “artivista viandante” per unire le sue passioni di arte, attivismo e cammino solitario. Il suo progetto, denominato “Orme d’ombra”, è un lungo percorso di sensibilizzazione dedicato alla memoria delle donne vittime di femminicidio in Italia. Attraverso un periplo della Sardegna, Castelli percorrerà circa 1.200 chilometri a piedi in cento giorni per raggiungere località sparse lungo tutta l’isola. Questo viaggio intende onorare le donne la cui vita è stata spezzata dalla violenza, affrontando i luoghi con una profonda riflessione. L’azione di camminare lentamente è fondamentale per la missione, trasformando il percorso in un atto meditativo e rispettoso. Nelle sue parole, il significato profondo della sua scelta viene espresso con chiarezza: «Lo faccio nella lentezza, come andrebbero ricordate le donne vittime di femminicidio, lo faccio nella lentezza come andrebbe fatta a memoria per le persone che sono state in vita».

La Castelli sottolinea quanto sia cruciale aver dato il nome di “femminicidio” a queste morti violente, per identificare chiaramente il fenomeno. Prima dell’esistenza di questo termine specifico, queste tragedie venivano spesso ridotte a semplici omicidi o, addirittura, chiamate “malefici” in alcune zone come la Sardegna. La denominazione chiara permette di comprendere la frequenza del fenomeno e soprattutto la dinamica specifica dietro ogni perdita. Spesso i media tendono a concentrarsi sulle giustificazioni fornite dagli assassini, invece di raccontare pienamente le storie e le esistenze delle vittime. Ella evidenzia che le vittime sono sempre troppo giovani, anche quando l’età anagrafica è avanzata. Per lei, il nome conferisce dignità e verità alla tragedia, come ribadisce chiaramente: «Femminicidio è una parola molto precisa, ci dice non soltanto che è morta una donna, ci dice anche perché è morta: lei dice in quanto donna, noi sappiamo che in quanto donna per mano di un uomo».
L’artivista è partita il 6 settembre da Arbus e a oggi ha coperto soltanto un quarto del lungo cammino programmato sul territorio sardo. Inizialmente il percorso era stato pianificato per toccare solo le località costiere che compongono il periplo dell’Isola, ma la risposta è stata straordinaria. L’accoglienza da parte di cittadini, istituzioni locali, scuole e università è stata più partecipata di quanto l’attivista potesse inizialmente immaginare. Questo ha portato alla necessità di aggiungere tappe, facendo prevedere che i chilometri percorsi supereranno i 1.284 inizialmente stimati. La Castelli è commossa dal supporto e racconta il successo di questo meccanismo virtuoso: «La richiesta della mia presenza anche nei comuni più piccolini, anche quelli un po’ dell’entroterra, ha iniziato ad arrivare a fioccare tramite un bellissimo lavoro di passaparola tra i vari comuni».

Il fulcro simbolico del progetto consiste nella deposizione di nastri rossi ricamati a mano dalle detenute del carcere “Lorusso e Cutugno” di Torino. Ogni nastro porta inciso il nome di una donna vittima di femminicidio, e ieri a Cagliari sono stati ricordati tra gli altri, i nomi di Francesca Deidda, Ignazia Tumatis e Cinzia Pinna. L’obiettivo non è semplicemente non dimenticare, ma intraprendere l’azione attiva e difficile di ricordare con consapevolezza. La camminata pubblica per le strade della città, spesso insieme ad associazioni locali, trasforma i partecipanti in un coro che inneggia alle donne uccise. Il cammino offre il tempo necessario per una riflessione profonda, come imparato anche dalle Clarisse di Iglesias: «Noi abbiamo un compito preciso ed è quello di ricordare, di fare memoria. E come si fa memoria se non soffermandoci? Di queste storie abbiamo pochissimo».
Intervista a cura di Massimiliano Rais
Caffè Corretto del 07-10-2025
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