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Launeddas, storia e futuro dello strumento simbolo della Sardegna Andrea Sechi, Sergio Lecis
Le Launeddas rappresentano uno degli strumenti musicali più antichi e identitari della Sardegna. A raccontarne storia, valore e prospettive future è Sergio Lecis, maestro di Launeddas e membro dell’associazione Sonus de Canna. Strumento tipico e polifonico, le Launeddas affondano le proprie radici in una tradizione millenaria che continua ancora oggi a vivere grazie all’impegno dei maestri e delle associazioni culturali sarde.

La presenza delle Launeddas in Sardegna è documentata fin dall’antichità. Secondo gli studi citati dal maestro Lecis, lo strumento è raffigurato in un bronzetto nuragico rinvenuto nelle campagne di Ittiri, a conferma di una storia che risale almeno al IX secolo avanti Cristo.
Le Launeddas sono uno strumento polifonico, capace di sviluppare più suoni contemporaneamente grazie a un complesso sistema di canne e accordi. Una caratteristica che le rende uniche nel panorama musicale tradizionale europeo e profondamente legate all’identità sonora della Sardegna.
Dopo il secondo dopoguerra, il numero dei suonatori di Launeddas aveva subito un drastico calo. Le difficoltà economiche e sociali avevano reso sempre più raro tramandare quest’arte, che non garantiva un sostentamento stabile. Oggi la situazione è cambiata. In Sardegna si contano alcune centinaia di suonatori, segno di una lenta ma concreta ripresa. Un processo di rivalutazione culturale che ha restituito dignità e visibilità a uno strumento che in più momenti storici ha rischiato di scomparire.
Un esempio virtuoso di valorizzazione è l’iniziativa promossa dall’Associazione Sonus de Canna ad Assemini, dove nel dicembre scorso le Launeddas sono entrate simbolicamente “in Comune”. Scuole, piazze e spazi istituzionali sono stati coinvolti in una giornata dedicata alla musica tradizionale sarda.
Costruttori e suonatori hanno mostrato ai bambini come funzionano il fiato continuo, la costruzione delle ance e la realizzazione dello strumento. In piazza, decine di musicisti hanno suonato insieme mentre i più piccoli ballavano il ballo sardo, trasformando la tradizione in esperienza viva e condivisa.

Le Launeddas si apprendono principalmente a orecchio, seguendo una trasmissione orale che dura da secoli. I maestri insegnavano ai discepoli vivendo e lavorando insieme, spesso in bottega. Un metodo che ha preservato uno stile unico, lontano dalla didattica musicale tradizionale.
Un elemento caratteristico è il sistema di solfeggio orale in lingua sarda che sostituisce le classiche note musicali. Una tecnica antica che oggi viene affiancata anche alla trascrizione su pentagramma, come spiegato nel manuale scritto da Sergio Lecis.
Il suono delle Launeddas accompagna tutte le fasi della vita: dalla nascita al matrimonio, dalle feste popolari ai riti religiosi. In passato venivano utilizzate anche durante la messa, per accompagnare i canti sacri, in un dialogo profondo tra musica, fede e comunità.
Tra le proposte più importanti per il futuro delle Launeddas c’è la creazione di un museo dedicato, possibilmente nell’area di Cagliari o Assemini, sul modello della “casa musicale” di Pigna in Corsica. Un luogo dove conservare strumenti, registrazioni audio e video, e offrire un’esperienza immersiva a sardi e turisti. L’obiettivo è duplice: tramandare la tradizione alle nuove generazioni e rendere le Launeddas un elemento centrale dell’offerta culturale e turistica della Sardegna.
Secondo Sergio Lecis, suonare le Launeddas fa bene alla salute: migliora la respirazione, ossigena il corpo e genera benessere. Ma soprattutto crea gioia collettiva, vedere le persone ballare in cerchio al suono di uno strumento che racconta secoli di storia. Un invito chiaro ai più giovani: imparare le Launeddas significa custodire un patrimonio unico, trasformandolo in energia viva per il presente e il futuro della Sardegna.
Intervista a cura di Andrea Sechi
La Strambata del 03-02-2026
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