Missione quasi impossibile per le aziende sarde: nel 50% dei casi, trovare lavoratori adatti è un’impresa vana. Una situazione paradossale per l’Isola, dove la fame di manodopera è ai massimi storici. Tra gennaio e marzo, le richieste di personale inoltrate dalle imprese sarde hanno sfiorato quota 30mila contratti disponibili, ma molti restano vacanti a causa della mancanza di candidati idonei o dell’assenza stessa di aspiranti lavoratori. Il punto con la giornalista di Unionesarda.it Veronica Fadda.

Il divario tra domanda e offerta di lavoro in Sardegna non è una novità, ma dopo la pandemia ha raggiunto proporzioni senza precedenti. La difficoltà a reperire personale qualificato o anche semplicemente disponibile comincia a destare seria preoccupazione, alimentata dall’assenza di politiche concrete per risolvere il problema. Secondo i dati, la metà delle posizioni lavorative resta scoperta, rendendo necessario un intervento strutturale per facilitare l’incontro tra aziende e potenziali dipendenti.
Le figure professionali più difficili da trovare spaziano tra settori diversi. Autisti, commessi, camerieri e addetti alle pulizie sono tra le posizioni più ricercate, ma la difficoltà si estende anche a professioni altamente qualificate, come ingegneri, medici, operai specializzati ed esperti informatici. La carenza di lavoratori non riguarda solo i settori tradizionali, ma anche quelli legati alla tecnologia e all’innovazione, riflettendo un problema di competenze e formazione che penalizza il mercato del lavoro sardo.
Il fenomeno della disoccupazione da un lato e della mancanza di personale dall’altro evidenzia un cortocircuito nel sistema. Da una parte ci sono aziende che faticano a trovare risorse, dall’altra lavoratori che non riescono a soddisfare i requisiti richiesti. Questa situazione è il risultato di una combinazione di fattori, tra cui una formazione scolastica e professionale non sempre allineata alle esigenze del mercato e la mancanza di incentivi per attrarre o trattenere talenti nell’Isola.
Per affrontare questa crisi, è fondamentale intervenire con politiche attive del lavoro che favoriscano l’adeguamento delle competenze, sostengano la formazione e incentivino la mobilità dei lavoratori. Allo stesso tempo, è necessario attrarre investimenti e creare opportunità che rendano la Sardegna un territorio competitivo e capace di trattenere le sue risorse migliori.