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Le parole italiane dimenticate che sono diventate sarde Giuseppe Valdes
Un viaggio tra le parole tipiche sarde, anzi parole italiane che vengono usate praticamente solo, o quasi, in Sardegna. Ci sono dei termini italiani, che non usano nemmeno nello stivale, parole di cui, qualche modo, nel “continente” si sono perse le tracce e gli usi. Marcello Cocco, giornalista de L’Unione Sarda, ci indica di quali parole stiamo parlando.

Ci sono delle parole italiane che sono diventate sarde e che gli italiani hanno dimenticato. Per esempio: il portapacchi sopra le auto viene chiamato “imperiale” in Sardegna ma oltre il Tirreno non lo capisce praticamente nessuno. Si tratta di una peculiarità sarda che però arriva dall’italiano. Il nome nasce da un dettagli delle carrozze a due posti note come coupè che avevano una forma tondeggiante. Quando si metteva sopra il portapacchi sembrava una corona, la corona dell’imperatore quindi la parola “imperiale” per definire il portapacchi ha radici italianissime che resiste tra i sardi, i continentali se la sono dimenticata.
Ci sono anche parole che sono state inventate dai sardi, ad esempio la “canadese”, la tuta sportiva: il termine è legato al fatto che molto probabilmente i soldati canadesi, gli alleati, dopo la seconda guerra mondiale, giravano per lo più qui in Sardegna e nel tempo libero indossavano proprio una tuta da cui nacque il termine “canadese” (tuta sportiva).
Un’altra parola che usiamo noi sardi e che un po’ si è persa nel resto d’Italia ma non del tutto è la parola “scioppino”, parola regionale per indicare il formato di birra 0.20 (forse si usa ancora solo in Sicilia). Il termine, preso dall’italiano, deriva da una parola tedesca che significa “piccolo boccale”. Il termine “scioppone” invece per indicare un boccale grande si trova anche nelle commedie di Eduardo de Filippo come “La Chiave di Casa”.
Tra le altre parole che sopravvivono in Sardegna anche la parola “andito” che noi usiamo per definire il corridoio. Nel resto d’Italia non la riconoscono ma andito si trova anche nel dizionario italiano: “ambiente secondario di passaggio, disimpegno, spesso corridoio”.
Lo stesso verbo, nella versione riflessiva, “coricarsi”, nell’Italia Settentrionale se dici “vado a coricarmi” sembra che ti stia dando della arie da Luigi IV. In Sardegna noi lo utilizziamo per dire “vado a dormire”.
Anche il verbo “spuntare” in relazione alle auto non si usa in Italia.
Marcello Cocco racconta anche un’altra casistica interessante, le parole sarde italianizzate o parole sarde che hanno cambiato significato nel tempo. Un esempio è il termine “cirdino” che significa “rigido”. Un’altra delle parole che utilizziamo è “Pidanciulare” che significa “spettegolare”. Nei vecchi vocabolari invece significa “andare a zonzo”.
Una parola che utilizziamo in Sardegna è “togo”, a metà strada tra l’italiano e il sardo. Si usa molto in Sardegna, a Cagliari, Sassari e si usa per dire che una cosa è bella e ha dei pregi ma si usa anche nel modenese e in entrambi i casi si racconta che deriverebbe dall’ammiraglio Tōgō Heihachirō, che soggiornò a Cagliari, si tratta di un presunto soggiorno. Si tratta di una leggenda metropolitana in quanto nel 1910 era già alla corte imperiale e faceva da precettore per i figli dell’imperatore.
Intervista a cura di Celestino Tabasso.