Trattori e souvenir illegali: come il turismo danneggia l’equilibrio costiero
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Le spiagge sarde in pericolo: turismo e pulizie estreme minacciano il mare della SardegnaGiuseppe Valdes
Il mare della Sardegna e le sue meravigliose coste sono in pericolo. A lanciare l’allarme è Sandro Demuro, docente di Geografia Fisica e Geomorfologia all’Università di Cagliari, che denuncia le crescenti criticità ambientali riscontrate nel territorio. L’analisi parte dalle osservazioni condotte nel laboratorio Oceans, situato presso il Faro di Punta Sardegna a Palau.
Cala Goloritzé (Baunei)
Le principali minacce alle spiagge emerse
Il crescente afflusso turistico rappresenta senza dubbio un’opportunità per l’economia locale, ma costituisce anche un grave rischio ambientale per le spiagge, sempre più vulnerabili a causa di due fenomeni critici. Il primo è la pulizia meccanica incontrollata, spesso effettuata di notte con trattori che alterano in modo irreversibile le forme naturali della sabbia.
Il professor Sandro Demuro sottolinea la necessità di interrompere questa pratica e di valorizzare la presenza di biomassa naturale, come foglie marine e Posidonia spiaggiata, elementi fondamentali per garantire la permeabilità e l’elasticità delle spiagge. La visione di una spiaggia “bianca e caraibica” è una illusione pericolosa che compromette l’equilibrio dell’ecosistema costiero.
Il secondo fenomeno riguarda il furto di sabbia, che, pur avvenendo spesso in modo inconsapevole, ha effetti devastanti: con quasi 20 milioni di visitatori all’anno, anche pochi grammi di sabbia prelevati da ciascuno si traducono in tonnellate di materiale sottratto a fine stagione. I sequestri di sabbia, conchiglie e ciottoli nei porti e negli aeroporti confermano la gravità del problema, considerando che si tratta di sedimenti irriproducibili, cruciali per la stabilità delle coste.
I pericoli invisibili delle spiagge sottomarine
Sebbene rappresentino solo l’8% del sistema spiaggia, le aree sottomarine subiscono danni profondi e spesso ignorati. Tra le cause principali vi sono le ancore delle imbarcazioni danneggiano le praterie di Posidonia, una pianta marina fondamentale che assorbe CO₂, produce ossigeno e trattiene la sabbia.
Nell’area di Olbia, solo nel 2024 sono transitate 4.000 grandi navi da diporto, generando un forte impatto negativo sui fondali a causa dei continui spostamenti e ancoraggi. Le onde artificiali generate dalle imbarcazioni ad alta velocità, soprattutto nei mesi di punta come luglio e agosto, provocano erosione costiera anche maggiore delle tempeste naturali. La regolamentazione della velocità è dunque essenziale per la protezione del litorale sardo.
Erosione delle coste e la necessità di un cambio culturale
Sebbene il mare della Sardegna venga ancora percepito come incontaminato, il 30% delle spiagge dell’isola mostra segni evidenti di erosione o forte trasformazione. Le aree più colpite sono quelle vicine ai centri urbani e alle zone di maggiore afflusso turistico.
Le soluzioni proposte:
Stop alla pulizia meccanica delle spiagge e accettazione della biomassa naturale come componente ecologica essenziale.
Gestione professionale delle spiagge affidata a esperti ambientali, geologi e naturalisti, e non a semplici operatori meccanici.
Valorizzazione delle competenze locali: l’Università di Cagliari forma figure altamente qualificate che troppo spesso trovano spazio solo all’estero.
Coinvolgimento attivo della popolazione sarda, che deve diventare parte integrante della salvaguardia ambientale, contrastando il prelievo di sabbia e l’uso scorretto dei mezzi.