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Legge Salva Casa in Sardegna: come funziona e perché l’iter è a rilento Stefano Birocchi, Vanni Sanna
Nonostante la legge salva casa sia stata varata lo scorso luglio, in Sardegna la norma si applica ancora a macchia di leopardo. La legge semplificherebbe le procedure edilizie e riuscirebbe a sanare piccole irregolarità costruttive, oltre che a rilanciare il mercato immobiliare. Come spiega Vanni Sanna, assessore del Comune di Olbia per lo sviluppo economico e presidente dell’Ordine dei Geometri della provincia di Sassari, la legge è già applicabile in Sardegna.

Anche se inizialmente la Regione aveva fatto capire che sarebbe stato necessario il recepimento della norma. In realtà, secondo l’articolo 3 dello Statuto della Regione, le grandi riforme economiche e sociali sono applicabili anche senza essere recepite. La Regione potrebbe recepire la norma solo se applica un miglioramento, ma non l’ha ancora fatto. Per questo, non tutti i comuni accolgono le domande per applicare la legge, e ci sono circa 18.000 professionisti in attesa. La norma salva casa permetterebbe di mettere sul mercato immobili che, per questioni di poco conto, non erano urbanisticamente conformi, quindi non catastabili.
Uno degli effetti della riforma è l’eliminazione della doppia conformità urbanistica. In precedenza, per sanare un abuso, serviva che la struttura fosse conforme sia alla sua realizzazione che alla presentazione della domanda. Con la legge 105 salva casa, sia che l’abuso fosse realizzabile al momento della costruzione sia che non lo fosse, l’importante è che l’opera risponda ai criteri urbanistici odierni al momento della presentazione della domanda.
Per chiarire le idee ai geometri, ingegneri, architetti e tecnici, Vanni Sanna ha organizzato a Olbia e Sassari due seminari insieme ai magistrati del Tar Sardegna. Nei seminari è stato spiegato che tutte le leggi regionali urbanistiche, non concorrenti con quelle dello Stato e posteriori al Ppr del 2006, che non riguardano la questione dei 300 metri dal mare e dei beni identitari, prevalgono sul piano paesaggistico regionale. Questo secondo l’articolo 3 dello Statuto Regionale e le sentenze della Corte Costituzionale. Si tratta di una sorta di mini-condono, che non può essere applicato solo da alcuni ma va sfruttato a livello nazionale.
Intervista a cura di Stefano Birocchi
La Strambata del 03-02-2025
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