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L’età anagrafica non conta più: quando ci si sente davvero anziani? Cristian Asara
Un recente studio condotto da ricercatori tedeschi ha cercato di rispondere a questa domanda, analizzando le risposte di oltre 14.000 persone tra il 1996 e il 2021. La scoperta più interessante? La percezione dell’età anagrafica in cui si diventa anziani varia notevolmente a seconda della generazione.
In media, i 65enni di oggi si sentono lontani dall’essere anziani, collocando l’inizio della vecchiaia a 74 anni. Al contrario, i 25enni considerano già anziani i 66enni. Questo divario di 8 anni evidenzia come la percezione della vecchiaia sia soggettiva e influenzata dall’età anagrafica di chi la osserva.
Ma non solo: lo studio ha rilevato che anche all’interno della stessa generazione la percezione dell’età anagrafica in cui si diventa anziani è cambiata nel tempo. I nati prima del 1956, ad esempio, tendevano a collocare l’inizio della vecchiaia ad un’età anagrafica inferiore rispetto ai nati dopo.
Questo fenomeno può essere spiegato con l’aumento dell’aspettativa di vita e il miglioramento delle condizioni di salute. In altre parole, oggi viviamo più a lungo e in salute, e questo ci porta a percepire la vecchiaia come qualcosa di più lontano nel tempo.
L’età anagrafica non è più un indicatore univoco per definire l’inizio della vecchiaia. La percezione di sé e il proprio stato di salute fisica e mentale giocano un ruolo fondamentale nel determinare quando ci si sente davvero anziani.
Radio Smeralda, puntata del 10 maggio 2024.