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L’IA ha creato una canzone degli anni Sessanta, e tutti ci hanno creduto Cristian Asara
Un recente fenomeno su TikTok ha messo in luce quanto sia facile oggi creare e diffondere false narrazioni storiche, grazie all’uso sapiente dell’intelligenza artificiale. L’episodio riguarda una presunta canzone degli anni ’60 dal titolo volgare, “Aprimi il c**o”, attribuita a un’inesistente cantante di nome Vera Luna. Molti utenti hanno preso per vera questa bufala, scatenando dibattiti e commenti online che mettono in discussione la moralità dell’epoca.
La bufala è stata costruita con una precisione quasi scientifica. Non solo la canzone, ma anche la sua interprete e l’intero contesto storico sono frutto dell’IA.

Questa elaborata costruzione ha ingannato molti, che hanno visto nella canzone una prova del fatto che i “boomer” degli anni ’60 non fossero meno volgari della gioventù odierna. Tuttavia, un’analisi più attenta della storia musicale di quegli anni rivela quanto questa idea sia assurda. Negli anni ’60 e ’70, la censura era molto rigida. Patty Pravo dovette cambiare un verso di un suo brano per renderlo meno “audace”, e Claudio Baglioni dovette eliminare la parola “nudi” dalla sua canzone per non incorrere in problemi.
Questo episodio solleva domande cruciali sul futuro dell’informazione e della ricerca storica. L’IA sta rendendo sempre più semplice la creazione di “fake news storiche” che, complice la pigrizia di molti utenti che non verificano le fonti, si diffondono a macchia d’olio.
In un’era in cui l’accesso all’informazione è più facile che mai, è paradossale assistere a una crescente credulità. Il caso di Vera Luna non è solo una curiosa burla, ma un preoccupante segnale di come il confine tra realtà e finzione si stia assottigliando. L’IA, se usata senza scrupoli, può diventare uno strumento potente per manipolare la percezione del passato, con conseguenze potenzialmente gravi per la storiografia e la memoria collettiva.
Fino a che punto l’IA potrà riscrivere il nostro passato? È necessario sviluppare strumenti e, soprattutto, un maggiore spirito critico per proteggerci da queste nuove forme di disinformazione.
Radio Smeralda, puntata del 12 agosto 2025.
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