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L’influencer: “Sardegna, inferno per i ciclisti” Cristian Asara
L’influencer, nota per le sue pedalate estreme e i contenuti di viaggio, aveva scelto l’isola per le sue rinomate bellezze paesaggistiche. Casco, occhiali da corsa e telecamera sul manubrio, ha documentato giorni tra panorami mozzafiato, ma il suo racconto finale è un grido d’allarme rivolto ai colleghi ciclisti: «Tornerò per il mare, ma mai più per andare in bici. Gli automobilisti sono fuori di testa».

Se le spiagge e l’acqua cristallina sono state definite “assolutamente meravigliose” – meritandosi la promessa di un ritorno – l’esperienza in sella si è rivelata un vero incubo. Krupovich ha sottolineato la totale “inesistenza della cultura della bici” sull’isola, trasformando il cicloturismo in una vera e propria sfida al limite.
Il racconto social dell’atleta è drammatico: «Una persona del nostro gruppo è stata persino investita». Oltre al pericolo fisico, la ciclista ha documentato episodi di aggressività stradale, come un video in cui si vede un’automobilista prima fare “segnali”, poi fermarsi per insultare il ciclista, concludendo la sceneggiata con un gesto offensivo. La sintesi di Krupovich suona come una sentenza: “Se vi piacciono le pedalate estreme e non vi spaventa il rischio di qualche incontro ravvicinato con un’auto, la Sardegna vi aspetta.”
Oltre alla maleducazione degli automobilisti, emerge una problematica strutturale legata alle condizioni della rete stradale sarda. Molte strade sono strette e caratterizzate da curve a gomito e scarsa visibilità, situazioni che spesso risultano pericolose anche per il traffico veicolare standard.
In un contesto dove mancano infrastrutture adeguate, i ciclisti si ritrovano inevitabilmente sulla carreggiata, a volte in gruppo e occupando spazio vitale. Questo non è solo un problema per la loro sicurezza, ma crea enormi disagi e rischi anche per gli automobilisti, costretti a manovre difficili per schivarli, soprattutto in uscita dalle curve cieche. Il problema, infatti, non riguarda solo i ciclisti che si allenano, ma anche l’utenza automobilistica costretta ad affrontare situazioni potenzialmente fatali.
Se non si investe in maniera massiccia nella creazione di piste ciclabili sicure, che consentano agli atleti e ai turisti di allenarsi e viaggiare separati dal flusso veicolare, questo conflitto sulla strada è destinato ad aumentare.
Il messaggio di Irina Krupovich non è solo una critica, ma un vero e proprio appello alla sicurezza stradale che getta luce su una problematica cruciale per il futuro del cicloturismo in Sardegna. L’isola, con i suoi percorsi impegnativi e i panorami unici, avrebbe tutte le carte in regola per attrarre sportivi da tutto il mondo.
Il suo saluto finale, «Ciao Sardegna, splendida da visitare, ma terribile da percorrere in bicicletta», lascia un’ombra sull’immagine dell’isola, ponendo l’accento sulla necessità urgente di promuovere una maggiore convivenza e rispetto, attraverso maggiori investimenti nelle infrastrutture ciclabili.
Radio Smerala, puntata del 03 novembre 2025
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