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L’isola che rinacque per l’Italia: l’eroico 2 giugno tra guerra e speranza

today2 Giugno 2025 92 1

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Sardegna e la rinascita dell’Italia: l’anniversario del 2 giugno tra memoria e futuro

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    L’isola che rinacque per l’Italia: l’eroico 2 giugno tra guerra e speranza Stefano Birocchi e Alberto Monteverde

Il 2 giugno 1946 segna un passaggio decisivo per l’Italia: per la prima volta a suffragio universale, gli italiani scelsero tra monarchia e Repubblica. Oggi celebriamo l’anniversario del 2 giugno ricordando come quella data fosse stata resa possibile dall’8 maggio 1945, giorno in cui la Germania firmò la resa incondizionata. “L’8 maggio 1945 è la data in cui si apre davvero la possibilità di costruire l’Europa democratica,” ricorda lo storico Alberto Monteverde. La celebrazione del 2 giugno è strettamente legata all’ultima fase del conflitto, unendo la memoria della guerra alla speranza di un futuro nuovo.

Alberto Monteverde negli studi di Radiolina, per celebrare il 2 GIugno

Rinascita dell’esercito italiano in Sardegna

Dopo l’8 settembre 1943, l’esercito italiano appariva smembrato sul territorio nazionale e nei teatri esteri. In Sardegna, invece, l’unità militare rimase compatta e combattiva. Monteverde spiega che “l’esercito italiano rinasce sull’isola grazie ai reparti già presenti per il presidio, rinforzati da quelli arrivati dalla Corsica.” Da questo “enorme serbatoio di uomini e mezzi” nacquero i gruppi di combattimento che affiancarono le truppe alleate fino alla liberazione del Paese. Senza questo contributo, l’avanzata verso Roma e il referendum del 1946 avrebbero avuto prospettive diverse.

Il ruolo di radio Sardegna e la fine della guerra

Nel contesto dell’anniversario del 2 giugno, non si può ignorare l’importanza di Radio Sardegna. Il 7 maggio 1945 l’emittente, ascoltando le trasmissioni alleate, comprese che l’annuncio della resa tedesca non era più in codice. “L’urlo di Amerigo Gomez e Antonello Muroni pronunciò per primo: ‘La guerra è finita in Europa. La guerra è finita. La guerra è finita,’” sottolinea Monteverde. Quel messaggio bruciò la concorrenza della BBC di circa un’ora, confermando il ruolo strategico dell’isola nel momento conclusivo del conflitto. La voce di Cagliari anticipò di un’ora l’Europa, rafforzando il legame tra la memoria di guerra e l’anniversario del 2 giugno.

Alberto Monteverde negli studi di Radiolina, con Stefano Birocchi

Resistenza sarda e referendum del 1946

Molti sardi parteciparono alla Resistenza, esemplificando il senso di responsabilità civile. Monteverde ricorda figure chiave: “Piero Borrozzo Dorani, Antonio Mereo e Flavio Busonera, medico buono della Resistenza, impiccato a Padova come rappresaglia.” Dopo la Liberazione, la Sardegna registrò un’affluenza superiore all’80% al referendum del 2 giugno 1946, esprimendo però la maggioranza per la monarchia (321.555 voti contro 206.192). “Il Sud agrario, ancora governato dalla monarchia, mostrò un piglio più fedele alla casa Savoia,” spiega lo storico. Emilio Lussu, invece, si schierò per la Repubblica fin dal 5 maggio 1946, dichiarando: “La Sardegna autonoma e federale avrebbe nella Repubblica Italiana Federale un posto che il Cantone ha nella Repubblica Federale Svizzera.

2 Giugno: memoria storica e sfide contemporanee

Oggi, a quasi ottant’anni dal 2 giugno, la memoria storica è fondamentale per capire il presente. Monteverde osserva che “sembra che la storia non insegni più abbastanza, se guardiamo al conflitto in Ucraina, con trincee che ricordano la Prima Guerra Mondiale.” La Sardegna, con la sua posizione strategica nel Mediterraneo occidentale, rimane un territorio vulnerabile: “Cagliari, difesa da un sistema contraereo modesto durante la Seconda Guerra Mondiale, fu distrutta per il 70%. Oggi non esiste difesa e sarebbe esposta a qualsiasi offensiva.” Il richiamo all’anniversario del 2 giugno ci invita a custodire la memoria dei 14.000 sardi morti nella Prima Guerra Mondiale e del sacrificio di chi lottò per la democrazia. “Ogni volta che un politico tradisce gli interessi della collettività sarda, tradisce cento anni di rivendicazioni,” ammonisce Monteverde. In un contesto internazionale segnato da nuove tensioni, celebrare il 2 giugno significa rafforzare la coscienza collettiva e orientare le scelte politiche verso la tutela della pace e della libertà.

Intervista a cura di Stefano Birocchi

La Stramabata del 02-06-2025

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