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Interviste

Macchiareddu, il “lago di silicio”: duemila ettari di pannelli fotovoltaici

today19 Febbraio 2026 47

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Speculazione energetica in Sardegna, a Macchiareddu il “Lago di silicio”

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    Macchiareddu, il “lago di silicio”: duemila ettari di pannelli fotovoltaici Egidiangela Sechi, Rosi Tocco

La battaglia contro la speculazione energetica in Sardegna si concentra oggi a Uta, dove il Comitato difesa del territorio denuncia l’espansione degli impianti fotovoltaici. Rosi Tocco afferma: “Ci stanno portando via il futuro, perché queste erano aree agricole dove i giovani potevano lavorare e costruire la loro vita”. Il caso riguarda la zona industriale di Macchiareddu, dove sorge quello che i residenti definiscono un “lago di silicio”, un’enorme distesa di pannelli solari.

Il “Lago di Silicio” di Macchiareddu (unionesarda.it)

Il “lago di silicio” nella zona industriale di Macchiareddu

Secondo il Comitato difesa del territorio di Uta, l’area ospita circa duemila ettari di pannelli fotovoltaici visibili dall’alto come uno specchio d’acqua artificiale. Rosi Tocco spiega: “Lo chiamo lago di silicio perché sembra uno specchio d’acqua, ma in realtà sono duemila ettari di pannelli fotovoltaici”. La preoccupazione cresce dopo l’approvazione del DL 175 da parte del Governo guidato da Giorgia Meloni, che modifica le distanze tra aree agricole e industriali.

DL 175 e nuove distanze, cosa cambia per i terreni agricoli

Il decreto amplia da 500 metri a 10 chilometri il limite tra zona industriale e agricola, aprendo alla possibile conversione di ulteriori terreni produttivi. Rosi Tocco dichiara: “Con questo decreto altri cinquecento ettari agricoli rischiano di essere sottratti all’agricoltura per fare spazio al fotovoltaico”. Il timore dei comitati è che la nuova normativa acceleri il consumo di suolo in un territorio già fortemente trasformato negli ultimi anni.

Com’era il paesaggio prima degli impianti fotovoltaici

L’area di Macchiareddu, pur classificata industriale dagli anni Sessanta, era rimasta a lungo produttiva con vigneti, frutteti, ortaggi e pascoli. Rosi Tocco ricorda: “Era una zona agricola viva, con vigneti e pascoli, e io ci andavo da bambina con mio padre che lavorava la terra”. Negli anni Settanta e Ottanta, con la costruzione del CACIP, molte vigne furono espropriate e successivamente sostituite da capannoni industriali e impianti energetici.

Dieci anni di trasformazioni e la denuncia sul consumo di suolo

Negli ultimi dieci anni l’espansione del fotovoltaico ha modificato radicalmente il paesaggio, generando un forte impatto emotivo tra i residenti. Rosi Tocco confessa: “Negli ultimi dieci anni è stato devastante, non riesco neanche ad arrivare lì senza piangere”. Secondo il Comitato, Uta risulta tra i comuni con il più alto consumo di suolo legato agli impianti fotovoltaici in Italia.

Giovani, lavoro e futuro: la richiesta dei comitati

Il nodo centrale della protesta riguarda il futuro occupazionale delle nuove generazioni e la possibilità di rilanciare l’agricoltura locale. Rosi Tocco sostiene: “Dicono che i giovani non vogliono lavorare, ma se togliamo loro le terre non diamo nemmeno la possibilità di provarci”. Il Comitato propone politiche di incentivo, cooperative giovanili e investimenti mirati per valorizzare le aree agricole ancora disponibili.

Intervista a cura di Egidiangela Sechi

La Strambata del 19-02-2026

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