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Mattel lancia la prima Barbie autistica: inclusività o geni del marketing? Francesca Figus, Francesca Chialà
La nuova Barbie autistica lanciata da Mattel divide l’opinione pubblica internazionale, soprattutto in Italia, dove il tema dell’autismo si intreccia con l’assenza di supporto istituzionale alle famiglie. «Il problema non è la Barbie, perché alzare l’attenzione su questi temi è molto importante», sottolinea la sociologa Francesca Chialà, sociologa e fondatrice del network Ozio Creativo Society.

Mattel ha costruito negli anni una narrazione inclusiva, introducendo Barbie con disabilità fisiche, sensoriali e cognitive, rafforzando il valore simbolico della diversità attraverso un’icona globale. «Parlarne fa sempre bene, soprattutto perché sono tantissime le famiglie che si sentono sole e abbandonate», afferma Chialà.
In Italia la polemica risulta più forte perché le famiglie affrontano quotidianamente una carenza strutturale di servizi, sostegni e politiche pubbliche dedicate alla disabilità e all’autismo. «Nel nostro Paese c’è una totale assenza delle istituzioni vicino ai cittadini», evidenzia Francesca Chialà.
Negli Stati Uniti Mattel ha coinvolto le associazioni sull’autismo, mentre in Italia questo dialogo è mancato, generando frustrazione e percezione di un’operazione esclusivamente comunicativa. «In Italia non hanno coinvolto la comunità, e questo secondo me è stato un grande errore», dichiara la sociologa.
La rappresentazione simbolica rischia di apparire come una strategia economica se non accompagnata da azioni concrete, come progetti strutturati e collaborazioni continuative con il terzo settore. «Inviterei Mattel a fare qualcosa in più oltre che regalare delle bambole», sottolinea Chialà.
Secondo Chialà, aziende come Mattel possono fare la differenza affiancando alla comunicazione inclusiva iniziative reali, soprattutto in contesti dove lo Stato non riesce a garantire supporto adeguato. «Se lo possiamo fare noi con risorse limitate, figurati se non lo può fare una multinazionale», conclude.
Intervista a cura di Francesca Figus
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