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Medici di base, emergenza senza fine in Sardegna: 600mila cittadini restano senza assistenza Fabio Leoni
La Sardegna continua a fare i conti con una grave emergenza sanitaria legata alla mancanza dei medici di base, soprattutto nei piccoli centri dell’interno dell’isola. Secondo i dati riportati nell’inchiesta dell’Unione Sarda, soltanto 70 posti risultano occupati sui 496 disponibili, con numerose sedi ancora scoperte. Le situazioni più critiche riguardano Barbagia, Ogliastra, Sulcis e Nuorese, dove migliaia di cittadini anziani vivono senza un’assistenza sanitaria stabile. Cristina Cossu, giornalista de L’Unione Sarda, ha spiegato: “In totale, circa 600.000 sardi sono senza medico di medicina generale e parliamo di paesi dai quali è difficile spostarsi”.

L’assenza dei medici di base sta provocando conseguenze pesanti anche sugli ospedali e sui pronto soccorso della Sardegna, già alle prese con lunghe attese e carenza di posti letto. Molti pazienti, soprattutto anziani, sono costretti a rivolgersi direttamente alle strutture ospedaliere anche per problematiche ordinarie. La Regione ha introdotto incentivi economici fino a 3.700 euro per convincere i professionisti ad aprire ambulatori nei territori più difficili, ma le adesioni restano basse. Cristina Cossu ha sottolineato: “Nell’ultimo bando regionale le domande sono state soltanto 70 su 496 posti disponibili in tutta la Sardegna”.
Tra le principali cause della crisi sanitaria emerge il progressivo abbandono della professione di medico di base da parte delle nuove generazioni. Il lavoro viene considerato sempre più pesante a causa della gestione burocratica e dell’elevato numero di pazienti anziani da seguire quotidianamente. Molti professionisti preferiscono specializzazioni differenti oppure la libera professione, ritenute più sostenibili sul piano personale e familiare. Emblematico il caso della dottoressa di Villanova Tulo, costretta a lasciare l’ambulatorio dopo pochi mesi. Cristina Cossu ha dichiarato: “Questa professione è diventata molto impegnativa e il carico burocratico porta sempre più spesso al burnout”.
Intervista a cura di Francesca Figus
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