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Meloni tra Ucraina e Gaza: “La pace deve essere giusta e non frutto della sopraffazione” Egidiangela Sechi e Nicola Scano
Alla vigilia del Consiglio europeo, l’attenzione si concentra sulle parole di Giorgia Meloni, impegnata a riferire in Parlamento sulle principali crisi internazionali. Il vicedirettore del TG di Videolina, Nicola Scano, sottolinea che “la presidente del Consiglio ha ribadito con fermezza che la pace deve essere giusta e non frutto della sopraffazione”.
Meloni ha chiarito che nessuna decisione sull’Ucraina può essere presa senza Kiev e nessuna sulla sicurezza europea senza l’Europa. Un messaggio politico preciso, che ribadisce la centralità dell’Italia nel quadro internazionale e la volontà di non inviare truppe, ma di mantenere un impegno politico e diplomatico coerente.

Le tensioni internazionali rivelano anche un intreccio economico evidente. “È una partita di giro”, afferma Scano, “perché l’Europa comprerebbe armamenti dagli Stati Uniti per poi girarli all’Ucraina”. Un meccanismo che solleva dubbi sulla reale indipendenza strategica del Vecchio Continente. Tra i temi più delicati figura lo scongelamento degli asset russi, una misura che potrebbe finanziare nuovi aiuti militari. Tuttavia, la premier italiana si è mostrata prudente, ricordando che il principio di legalità deve essere rispettato fino in fondo.
Secondo quanto riportato da Scano, l’Unione Europea starebbe lavorando a un piano in 12 punti scritto con Kiev. “Ovviamente – spiega – non prevede nulla di ciò che chiede Putin”.
Meloni ha ricordato che oggi “l’esercito ucraino è tra i più forti del continente”, grazie anche al sostegno tecnologico di Paesi come la Repubblica Ceca. Ma il piano di pace resta complesso e, come osserva il giornalista, “l’Europa fa un passo avanti, ma sempre sotto l’ombrello americano”.
La crisi di Gaza rimane un tema sensibile, con posizioni europee non sempre univoche. “Meloni è stata chiara: Hamas deve restare fuori da ogni processo politico”, ricorda Scano.
La premier punta a una forza di interposizione sotto l’ONU, che garantisca sicurezza e stabilità nella regione. Tuttavia, come nota il vicedirettore, “gli affari contano forse più del 70% nelle decisioni internazionali”. La nuova diplomazia, sostiene, è fatta anche di equilibri economici, dove le mediazioni contano tanto quanto le armi.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
La Strambata del 22-10-2025
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