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Niki Grauso, il visionario dei media sardi: ricordi e testimonianze Massimiliano Rais e Lorenzo Paolini
Con la scomparsa di Niki Grauso, la Sardegna perde un pioniere dei media che ha saputo trasformare il panorama regionale con idee all’avanguardia. Radiolina e Videolina nascono dalla sua mente visionaria, mentre oggi ne ricordiamo il coraggio e la determinazione attraverso le parole di Lorenzo Paolini, direttore editoriale de L’Unione Sarda. In questa intervista, emergono i momenti salienti di un percorso imprenditoriale e umano che ha segnato per sempre i media sardi.

Paolini descrive un Grauso che, nonostante la malattia, ostentava un ottimismo quasi «oncologico»: «Più e più volte mi ha detto “Sono guarito”», ricorda, pur sapendo che le sue condizioni erano fragili. Questo spirito combattivo, continua Paolini, mostrava una capacità di reazione straordinaria, capace di guardare oltre il dolore e alimentare progetti futuri anche quando la realtà era più dura di quanto sembrasse.
Fondatore di Videolina, Grauso intuì in anticipo le potenzialità dei video online: «Portammo in Sardegna un’idea che altrove sarebbe stata celebrata come trentennale innovazione, ma qui non la si comprese appieno». Paolini evidenzia come le sue intuizioni fossero decenni avanti rispetto alla cronaca, tanto che nessuna istituzione riconobbe subito l’importanza del suo tour mondiale dedicato ai contenuti digitali.

Il legame tra Grauso e i suoi interlocutori era unico: «Ciao Niki, ciao Niki» era il saluto familiare, ma sotto alla cordialità si celavano tensioni forti con chi governava il territorio. Paolini ricorda un’ultima, lunghissima conversazione, sollecitata da Sergio Zuncheddu, l’editore che salvò l’azienda di Grauso. Pur con impegni concomitanti, l’editore lo accompagnò a casa, consapevole che forse non si sarebbero più rivisti.
Oggi l’eredità di Grauso vive in ogni trasmissione, piattaforma e idea che ha contribuito a creare. La sua visione ha tracciato la strada per chi, nei media sardi, cerca ancora di sperimentare e rompere gli schemi. Come sottolinea Paolini, «fu un uomo simpatico e inquietante: per star dietro alla sua testa, bisognava lavorare il doppio», ma il risultato fu un patrimonio culturale e tecnologico che ancora pulsa nel cuore della Sardegna.
Intervista a cura di Massimiliano Rais
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