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Nucleare, il Ministro Pichetto Fratin: “L’Italia non può farne a meno” Radiolina
Secondo il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, l’Italia non può fare a meno dell’energia nucleare per garantire sicurezza energetica, competitività industriale e stabilità del sistema elettrico. La posizione del ministro sul nucleare ha trovato immediatamente la ferma opposizione della Regione Sardegna. Il punto con Nicola Scano, vicedirettore del TG di Videolina.

Pichetto Fratin ha ribadito che le energie rinnovabili rappresentano una componente fondamentale della transizione energetica, ma da sole non sarebbero sufficienti a coprire il fabbisogno futuro del Paese.
Il ministro ha sottolineato come non sia possibile affidarsi esclusivamente a impianti fotovoltaici ed eolici, evidenziando la necessità di integrare il sistema energetico nazionale con nuove tecnologie in grado di garantire continuità nella produzione di energia.
Da qui la scelta del Governo di rilanciare il progetto del cosiddetto nucleare sostenibile, basato su reattori di nuova generazione e tecnologie considerate più avanzate rispetto agli impianti tradizionali.
Attualmente il disegno di legge delega ha ottenuto un primo via libera alla Camera e dovrà ora affrontare l’esame del Senato. L’obiettivo dichiarato dall’esecutivo è arrivare ai decreti attuativi entro la fine del 2026.
Il dibattito sul nucleare si inserisce in un contesto già particolarmente complesso per la Sardegna, dove prosegue il confronto su numerosi progetti legati alle energie rinnovabili.
Nel Nord Sardegna continua la discussione sugli impianti eolici previsti tra Ittiri, Banari, Thiesi e Bessude, territori interessati da un progetto che prevede la realizzazione di 11 aerogeneratori per una potenza complessiva di 74 megawatt.
L’iniziativa ha acceso il confronto tra esigenze energetiche e tutela del paesaggio. Le amministrazioni locali e numerosi cittadini chiedono approfondimenti sugli impatti ambientali e sulla compatibilità delle strutture con il territorio.
Nel Sud Sardegna resta invece aperta la partita dell’eolico offshore nel mare del Sulcis. In questo caso la questione ha assunto una rilevanza ancora maggiore dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha riconosciuto la competenza statale in materia.
Uno dei progetti già autorizzati prevede la realizzazione di 42 pale eoliche alte fino a 285 metri, una prospettiva che continua a generare forti discussioni tra operatori economici, amministratori locali e associazioni del territorio.
Dietro il confronto sulle fonti energetiche si nasconde una questione molto più ampia che riguarda il futuro economico della Sardegna. In gioco ci sono infatti il costo dell’energia per famiglie e imprese, la competitività del sistema produttivo e il rilancio dei poli industriali, a partire da quello del Sulcis.
Accanto agli aspetti economici emergono anche le preoccupazioni per le attività tradizionali legate al mare, come la pesca e la storica rotta dei tonni, che secondo diversi osservatori potrebbero subire conseguenze dalla presenza di grandi impianti offshore. Il tema energetico si intreccia quindi con sviluppo, occupazione e tutela del territorio, rendendo il confronto particolarmente delicato.
Uno degli aspetti più discussi riguarda le tempistiche. Anche nel caso di un’accelerazione normativa, il nucleare di nuova generazione non rappresenterebbe una soluzione immediata. Gli stessi sostenitori del progetto riconoscono che i reattori avanzati sono ancora in una fase di sviluppo tecnologico e che eventuali applicazioni su larga scala potrebbero arrivare non prima del 2034-2035.
Prima della realizzazione sarebbe inoltre necessario affrontare un lungo percorso fatto di autorizzazioni, localizzazioni, investimenti e consenso sociale. A questo si aggiunge il tema delle scorie nucleari, che continua a rappresentare uno degli argomenti più sensibili nel dibattito pubblico. La questione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi resta infatti aperta e alimenta le preoccupazioni di molte comunità locali.
Secondo le indicazioni del Governo, il nucleare potrebbe arrivare a coprire tra l’11% e il 22% del mix elettrico nazionale nei prossimi decenni. Una quota significativa che dovrebbe contribuire a sostenere la crescente domanda di energia derivante dall’elettrificazione dei consumi e dallo sviluppo industriale.
Nel frattempo la Sardegna continua a confrontarsi con le sfide della transizione energetica. Da una parte la necessità di aumentare la produzione da fonti rinnovabili, dall’altra la richiesta di tutelare paesaggio, economia locale e comunità.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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