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Olio extravergine falso, venduto tramite i social

today26 Gennaio 2026 22

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L’ultima frontiera delle truffe alimentari corre lungo i feed dei social network, trasformando vetrine digitali in trappole per consumatori a caccia di risparmio.

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    Olio extravergine falso, venduto tramite i social Cristian Asara

 

La frode, orchestrata da una coppia residente in provincia di Ravenna, seguiva un copione collaudato:

  • Marketing aggressivo: annunci su piattaforme social che promettevano olio extravergine d’oliva pugliese estratto a freddo.

  • Prezzi “civetta”: tariffe altamente competitive, studiate per attirare sia privati che ristoratori.

  • Contenuto alterato: le analisi dell’ICQRF hanno rivelato che il prodotto era in realtà semplice olio di semi di girasole, “truccato” con additivi alimentari per simularne il colore e la densità.

L’operazione:

Il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAAF) ha agito con un blitz mirato. Il fermo è avvenuto su strada: la coppia è stata intercettata a bordo di un furgone a noleggio carico di taniche.

La successiva perquisizione in un garage ha permesso di recuperare complessivamente 3.800 litri di falso olio. L’intera partita di merce è stata posta sotto vincolo giudiziario, mentre i due soggetti sono stati denunciati per frode in commercio.

Olio extravergine d’oliva -Immagine simbolo (Pixabay)

I segnali d’allarme

Casi come quello di Ravenna evidenziano quanto sia vulnerabile il settore dell’olio EVO. Per evitare di cadere in simili raggiri, gli esperti consigliano di prestare attenzione ad alcuni elementi chiave:

Fattore Alert di Pericolo Garanzia di Qualità
Prezzo Troppo basso rispetto alla media (es. sotto i 9-10€/litro) Allineato ai costi di produzione reali
Canale di Vendita Venditori privati anonimi su social o chat Rivenditori autorizzati o frantoi certificati
Etichettatura Assente, generica o con loghi contraffatti Presenza di certificazioni DOP, IGP e tracciabilità

Un colpo alla credibilità del settore

Oltre al danno economico per chi acquista, queste operazioni criminali colpiscono l’immagine della dieta mediterranea. La vendita di questi prodotti danneggia direttamente i produttori onesti che rispettano i rigidi protocolli di qualità previsti dalla legge.

Sebbene la responsabilità penale degli indagati sarà definita solo a conclusione dell’iter giudiziario, l’episodio resta un monito: la sicurezza alimentare passa anche attraverso la diffidenza verso le offerte “troppo belle per essere vere”.

Radio Smeralda, puntata del 26/01/2026

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