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Pausa pranzo in Italia: i rincari colpiscono bar e tavole calde Cristian Asara
Pranzare fuori casa mentre si lavora pesa sempre di più sui bilanci familiari. L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (O.N.F.) evidenzia come i listini di bar, tavole calde e punti ristoro lungo la penisola abbiano subito rincari fino all’8% nell’ultimo anno. Il quadro appare ancora più evidente allargando l’orizzonte temporale: rispetto a 25 anni fa i prezzi risultano lievitati del 368%.

Ordinare un menù completo composto da primo piatto, acqua, dolce e caffè comporta oggi un esborso medio di 16,19 euro. Moltiplicando la cifra per i giorni lavorativi, la spesa annua oscilla tra i 2.760 euro e i 3.250 euro a persona. Di fronte a queste cifre, molti dipendenti scelgono di acquistare piatti pronti o porzioni monodose al supermercato, cercando di contenere le uscite senza rinunciare alla comodità.
L’opzione più efficace per tutelare il portafoglio resta la classica schiscetta preparata a casa, capace di garantire un risparmio di circa il 75%. Per contrastare l’erosione del potere d’acquisto, Federconsumatori sollecita un adeguamento del valore dei buoni pasto, ormai inadeguati rispetto ai costi reali, insieme a controlli più severi sui prezzi per frenare l’aumento del costo della vita quotidiana.
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