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Pecorino Romano e dazi Usa: “Il mercato americano vale il 40% della produzione” Manuel Cozzolino
I nuovi dazi Usa sul Pecorino Romano continuano a preoccupare il comparto, nonostante la conferma dell’aliquota al 10%, spingendo il Consorzio di tutela a chiedere interventi urgenti. “Il 10% non è poco, è sicuramente un dazio importante”, sottolinea Gianni Maoddi, presidente del Consorzio di tutela del Pecorino Romano.

Dopo la scadenza della precedente disciplina tariffaria il 23 luglio, gli Stati Uniti hanno reintrodotto i dazi mantenendo invariata l’aliquota applicata al Pecorino Romano. “Per il Pecorino Romano non cambia nulla, perché il dazio resta confermato al 10%”, spiega Maoddi.
Negli anni precedenti il Pecorino Romano beneficiava dell’esenzione dai dazi, mentre altri formaggi europei destinati all’industria alimentare erano già soggetti a tariffe doganali. “Il Pecorino Romano è sempre stato esentato e questo rappresentava un vantaggio rispetto agli altri prodotti”, evidenzia il presidente.
Con il nuovo quadro tariffario, Parmigiano Reggiano e Grana Padano vedono ridursi il peso complessivo delle tariffe, accorciando il divario competitivo rispetto al Pecorino Romano. “Oggi questi prodotti scontano soltanto il dazio del 15%, mentre prima arrivavano complessivamente al 25%”, osserva Maoddi.
Secondo il Consorzio, la nuova situazione potrebbe favorire una sostituzione del Pecorino Romano nelle produzioni industriali statunitensi, orientate verso prodotti economicamente più convenienti. “Le industrie alimentari potrebbero decidere di sostituire il Pecorino Romano con altri formaggi che costano meno”, avverte Maoddi.
Un rallentamento delle esportazioni potrebbe determinare un aumento delle giacenze, incidendo negativamente sull’equilibrio del mercato e sui prezzi riconosciuti ai produttori italiani. “Il mercato americano pesa per circa il 40% della produzione del Pecorino Romano ed è assolutamente determinante”, ricorda il presidente.
Il Consorzio sta lavorando insieme al Ministero dell’Agricoltura per individuare strumenti capaci di sostenere le imprese durante questa fase di forte incertezza commerciale. “Una delle misure potrebbe essere l’utilizzo del bando indigenti per assorbire parte della produzione che non trova sbocco sui mercati esteri”, spiega Maoddi.
Tra gli interventi ritenuti più efficaci rientrano anche gli aiuti destinati alle giacenze presenti nei magazzini, così da alleggerire la pressione finanziaria sulle aziende produttrici. “Gli interventi sugli stock consentono alle imprese di vendere con maggiore tranquillità, senza essere costrette a svendere il prodotto”, afferma il presidente.
Per il Consorzio, il rafforzamento della presenza commerciale in nuovi Paesi rappresenta la strada principale per ridurre la dipendenza dal mercato statunitense e consolidare l’export. “Bisogna continuare a cercare nuovi mercati e ridurre la storica dipendenza dagli Stati Uniti”, conclude Gianni Maoddi.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
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