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Perché il Carnevale in Sardegna è ancora oggi un rito comunitario così forte? Egidiangela Sechi, Marcello Marras
Il Carnevale in Sardegna sta vivendo una fase di forte rilancio culturale e mediatico, con eventi che spaziano dai riti ancestrali alle grandi sfilate con carri allegorici capaci di richiamare migliaia di visitatori. Secondo Marcello Marras, antropologo e direttore del Centro Servizi Culturali di Oristano, la particolarità dell’Isola è che il carnevale resta una tradizione viva, dinamica e in continua evoluzione, capace di adattarsi ai tempi senza perdere il legame con il passato.

Le origini sono complesse e stratificate, perché ogni generazione ha aggiunto elementi nuovi a rituali già esistenti. Tuttavia, ciò che rimane costante è la dimensione comunitaria, elemento chiave che distingue molte feste sarde da altri carnevali italiani. Oggi si assiste anche a una maggiore apertura verso l’esterno: il carnevale diventa un volano turistico ed economico, contribuendo alla promozione dell’identità della Sardegna e delle sue comunità locali.
Uno degli aspetti più affascinanti è rappresentato dalle maschere tradizionali, spesso realizzate in legno o sughero, che possono avere forme antropomorfe o zoomorfe. Queste figure raccontano il rapporto tra uomo, natura e società e rappresentano antichi mestieri, rituali o simboli di fertilità e rinnovamento. Tra i carnevali più celebri figurano quelli di Mamoiada con Mamuthones e Issohadores, Ottana con Boes e Merdules e Orotelli con i Thurpos.
Secondo Marras, è importante sottolineare che non si tratta di semplici rievocazioni storiche, ma di pratiche culturali che sono state rifunzionalizzate nel presente, mantenendo un legame simbolico con il passato ma assumendo nuovi significati contemporanei. Il carnevale diventa così un linguaggio culturale complesso, fatto di gesti, suoni, costumi, musica e movimento.
Accanto alle maschere, il carnevale sardo comprende anche rituali equestri spettacolari, con il cavallo come protagonista. L’evento più noto è la Sartiglia, ma tradizioni simili sono presenti anche in altre località come Sedilo. Queste manifestazioni uniscono competizione, ritualità e spettacolo, contribuendo alla forte attrattività turistica del periodo carnevalesco.
Un ruolo centrale è svolto anche dalla musica e dagli strumenti tradizionali, dai campanacci ai ritmi rituali, che accompagnano le processioni e le rappresentazioni, creando un’esperienza immersiva per partecipanti e spettatori.
Tra gli elementi più caratteristici emerge il tema dell’inversione dei ruoli sociali e di genere, tipico del carnevale europeo ma particolarmente radicato in Sardegna. Uomini travestiti da donne — spesso vedove del carnevale — e donne con abiti maschili rappresentano la temporanea sospensione delle regole sociali e la libertà di diventare “altro da sé”.
Questa tradizione è diffusa in centri come Bosa e Fonni, soprattutto negli ultimi giorni di festa fino al Martedì Grasso e al Mercoledì delle Ceneri. La maschera diventa quindi uno strumento di trasformazione, che permette di esplorare identità diverse, ruoli sociali alternativi e dimensioni simboliche profonde.
Il carnevale sardo è prima di tutto un rito collettivo, in cui non esiste una separazione netta tra chi partecipa e chi osserva. Tutti contribuiscono: chi si maschera, chi prepara dolci, chi distribuisce cibo nelle piazze. Le specialità tradizionali — come frittelle e piatti a base di fave — diventano strumenti di socialità, coinvolgendo bambini, adulti e anziani in un momento di condivisione intergenerazionale. Questa dimensione gastronomica è fondamentale perché rafforza i legami sociali e consolida il senso di appartenenza alla comunità.
Guardando al futuro, Marras sottolinea che la sopravvivenza del carnevale dipenderà dalla capacità delle comunità di mantenerlo vivo e trasmetterlo ai giovani. Anche nelle grandi città come Cagliari, dove la tradizione appare meno diffusa rispetto ai piccoli centri, il carnevale può continuare a esistere se rimane radicato nelle persone.
Il coinvolgimento dei bambini è la chiave della continuità, perché permette di trasmettere valori culturali, identità e senso di appartenenza. In questo equilibrio tra autenticità, partecipazione locale e apertura al turismo si gioca il futuro di una festa millenaria che continua a evolversi senza perdere la propria anima.
Intervista a cura di Egidiangela Sechi
La Strambata del 16-02-2026
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