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Perda ‘e Liana: è in Sardegna la porta per accedere all’inferno

today29 Febbraio 2024 700

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Secondo una leggenda la porta dell’inferno è in Sardegna: si chiama Perda e’ Liana

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    Perda ‘e Liana: è in Sardegna la porta per accedere all’inferno Celestino Tabasso, Enzo Asuni

A Perda e’ Liana la porta che conduce agli inferno? Tra le leggende sarde ce n’è una in particolare che ha a che fare con l’ingresso agli inferi. Ovunque nel mondo si vocifera di antichi portali che permetterebbero di raggiungere l’inferno da varchi specifici.

Tra i varchi, in Italia, e nel mondo, vengono in mente:

Nel mondo sono una moltitudine le porte che, secondo le storie e le leggende, porterebbero l’uomo ad accedere al mondo dei defunti, più precisamente negli inferi. Una di queste porte si chiama “Perd’e Liana”, in Sardegna, nel territorio di Gairo.

Perda e’ Liana (Da Sardegna Turismo)

Su Sardegna Turismo il sito viene spiegato in questo modo: Si tratta di una formazione rocciosa dichiarata monumento naturale nel 1993. Si tratta di un particolare monte, “taccu”, in sardo, che spicca nel territorio di Gairo Sant’Elena. Una leggenda raccontava che per diventare ricchi bastasse recarsi nel luogo e invocare i diavoli. Il desiderio diventava realtà in cambio dell’anima del richiedente ricchezza. Se qualcuno in quel periodo diventava improvvisamente ricco si immaginava che si fosse recato a Perd’e Liana  o “Perda Liana” per vendere la propria anima al demonio. Un antico detto asseriva: “A Perda Liana, ciò che chiedi, ti viene dato”. In sardo: “In Perd’e Liana, su hi heres ti dana!”.

La leggenda di Perda e’ Liana e della porta dell’inferno

La storia racconta di un giovane che ci si recò per diventare ricco e dunque vendere la propria anima al diavolo. Dopo giorni di cammino arrivò nel luogo. Il giovane si sedette e attese. A mezzanotte arrivarono i diavoli che cominciarono a danzare sulla cima. Il ragazzo, senza il minimo timore, si rivolse a uno dei diavoli della congrega e gli confessò di voler parlare con il capo.

Gli venne indicato il diavolo più grosso di tutti. Il diavolo in questione aveva con sé un somaro che faceva girare come se muovesse una macina. L’asinello aveva in grossa una grossa bisaccia, piena di monete d’oro e si poteva sentire il tintinnio delle monete che sbattevano l’un l’altra. Erano così tante che il povero animale quasi non reggeva il loro peso e, infatti, zoppicava.

Il giovane percepì il suono del denaro, delle monete, della ricchezza e si rallegrò immaginandole già sue. Arrivò un po’ di Luce e vide il diavolo in faccia. In quel momento cominciò a sentirsi mancare. Sentiva l’impulso di fuggire ma le sue gambe non rispondevano al suo desiderio. Nonostante volesse fuggire, restava lì ancorato. Decise di appellarsi al cielo e invocò Giuseppe, Maria e Gesù ma anche Santa Giulia avvocata supplicando loro di esser portato via da lì.

Dopo l’invocazione, dei diavoli neanche l’ombra. Era come se la terra li avesse inghiottiti. Erano rimaste solo le scie di fuoco, ovunque, dappertutto. Il povero ragazzo tornò a casa, più povero di prima, ma con la sua anima.

Leggende e tradizioni Sarde

Nel sito de L’Unione Sarda c’è una sezione tutta dedicata alle leggende dell’Isola. Clicca qui per accedere.

A cura di Enzo Asuni, social media manager del Gruppo L’Unione Sarda, nella rubrica Social Trends. 


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