play_arrow
Prematurità, i progressi della medicina salvano sempre più neonati Matteo Vercelli e Viviana Marinelli
La nascita prematura rappresenta una sfida complessa per i neonati, le famiglie e gli operatori sanitari, chiamati ad affrontare difficoltà fin dai primi istanti di vita. A parlarne è Viviana Marinelli, neonatologa della Terapia intensiva neonatale del Policlinico universitario di Monserrato, che spiega le caratteristiche della prematurità e le necessità assistenziali dei bambini. «Si definisce prematuro il piccolino che nasce prima delle 37 settimane», precisa la specialista, distinguendo le nascite estremamente precoci da quelle tardive. La gravità delle condizioni dipende soprattutto dall’età gestazionale raggiunta alla nascita.

In Sardegna, mentre la natalità continua a diminuire, i casi di prematurità registrano un lento aumento, richiedendo competenze specialistiche e assistenza multidisciplinare. I progressi della medicina perinatale consentono oggi di assistere neonati nati a epoche gestazionali molto basse, quando diversi organi non hanno ancora completato il proprio sviluppo. Respirazione, temperatura corporea e nutrizione richiedono spesso un sostegno specifico. «È oggi possibile la sopravvivenza di piccolini con prematurità estrema», sottolinea Marinelli, evidenziando l’importanza delle tecnologie moderne e del lavoro coordinato tra professionisti. L’assistenza deve adattarsi alle condizioni cliniche di ogni neonato.
Accanto alle competenze mediche e infermieristiche, la presenza dei genitori costituisce una componente essenziale dell’assistenza ai neonati prematuri. Il contatto fisico, la voce e le carezze contribuiscono al benessere dei bambini ricoverati, favorendo una relazione fondamentale fin dai primi giorni. «I genitori non sono dei semplici visitatori, ma fanno parte integrante del piano di cura del piccolo prematuro», afferma la neonatologa. La marsupioterapia, conosciuta anche come kangaroo care, prevede il contatto pelle a pelle con la mamma o il papà e può favorire la stabilità cardiaca e respiratoria, riducendo lo stress del neonato.
Le possibilità di sopravvivenza dei neonati estremamente prematuri sono migliorate sensibilmente grazie alle nuove strategie assistenziali e alle tecnologie disponibili. Restano tuttavia particolarmente delicate le nascite tra le 23 e le 25 settimane, quando i rischi aumentano e ogni situazione richiede una valutazione specialistica. «La fascia più critica si colloca al di sotto delle 25 settimane, tra le 23 e le 25 settimane», spiega Marinelli. Le cure proseguono anche dopo il ricovero attraverso un programma di follow-up, con visite dedicate allo sviluppo motorio e cognitivo e al monitoraggio di vista e udito, per individuare precocemente eventuali difficoltà.

La nascita prematura può provocare nei genitori angoscia, paura e un profondo senso di smarrimento, soprattutto durante il ricovero prolungato del bambino. Per questo la Terapia intensiva neonatale del Policlinico universitario di Monserrato affianca alle cure cliniche anche il sostegno psicologico, con il coinvolgimento di una professionista dedicata. «L’impatto di una nascita prematura importante sui genitori è devastante», racconta Marinelli. In occasione della Giornata mondiale della prematurità, il 15 novembre, dalle 15 alle 18, è previsto un incontro nell’androne retrostante il Blocco Q, per sensibilizzare e dare voce alle famiglie.
Intervista a cura di Matteo Vercelli
Clicca qui per scoprire tutti i podcast di Radiolina