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Assalto impianti eolici: allarme paesaggio e sviluppo in Sardegna stage@radiolina.it
La Sardegna è attualmente al centro di un intenso dibattito sull’installazione di impianti eolici e fotovoltaici, con progetti che potrebbero valere miliardi di euro ma senza evidenti ricadute economiche positive per l’Isola mettendo a rischio i valori unici della Sardegna: la sua storia, il paesaggio e l’archeologia, considerati pilastri dell’attrattività e della società sarda.

È in discussione l’ipotesi di una revisione del Piano Paesaggistico Regionale (PPR) in Sardegna, limitata però alle sole coste, mentre l’Isola affronta l’assalto degli impianti eolici e fotovoltaici. Questa situazione solleva preoccupazioni riguardo la tutela del paesaggio e il futuro sviluppo dell’isola, con richieste per centinaia di impianti eolici e migliaia di pannelli fotovoltaici che minacciano di trasformare il territorio in un immenso paesaggio industriale.
L’attuale ipotesi di revisione del PPR si focalizza solo sul paesaggio costiero, ignorando la necessità di un’estensione a livello regionale. Questa mossa è percepita come un segno di cedevolezza a grandi interessi economici e un approccio superficiale all’importanza di uno strumento di pianificazione così vitale. Critici sostengono che dal punto di vista scientifico e giuridico, l’attuale classe dirigente mostra debolezze, creando due regimi differenti di regole, uno per le coste e uno per l’entroterra, che necessitano di armonizzazione.
Esiste una forte spinta per estendere il Piano Paesaggistico a tutta la regione, poiché le cosiddette “matrici” o studi, comprese le 258 tipologie di paesaggio elaborate e catalogate dalle università sarde, sono già disponibili. La Sardegna ha stratificato una quantità immensa di paesaggi con una densità storica che merita piena tutela. Un anno fa, era stata fornita la possibilità di concludere rapidamente il procedimento di estensione del PPR, l’unico modo per mettere il territorio sotto tutela costituzionale, ma finora non è accaduto nulla, e tutte le norme regionali sono state impugnate.
La questione della tutela paesaggistica in Sardegna ha radici profonde. Già nel 1986, la sentenza 151 della Corte Costituzionale stabiliva la priorità degli interessi pubblici relativi alla tutela ambientale. I precedenti Piani Territoriali Paesistici (PTP) furono censurati dai giudici per aver creato regole volte a eludere i vincoli esistenti. Nel 2022, la Legge Costituzionale n.1 ha rafforzato gli articoli 9 e 41 della Costituzione, riconoscendo l’urgenza di proteggere il territorio e l’ambiente. Tuttavia, un decreto governativo successivo è visto come un tentativo di aggirare queste regole per favorire la realizzazione di progetti altrimenti impossibili. L’evoluzione del concetto di tutela, che dovrebbe essere olistica e non frammentata secondo il Codice Urbani, sembra invece regredire, con solo l’1% del territorio sardo considerato idoneo per nuovi impianti a causa della sua complessa diffusione storica.
L’invasione delle rinnovabili e l’installazione degli impianti eolici è vista come una minaccia diretta ai progetti di vita delle famiglie e dei giovani sardi. Questa situazione contribuisce alla desertificazione economica e sociale, mettendo a rischio l’agricoltura di qualità, il turismo e facilitando il fenomeno della cosiddetta “fuga di cervelli”.
Nonostante le sfide, la società sarda mostra segni di mobilitazione civica. La raccolta di 250.000 firme per una proposta di legge dimostra che i sardi sono disposti a impegnarsi per le questioni che considerano cruciali. È essenziale che la politica riconosca e supporti questa mobilitazione. Il sogno è che i sardi si rendano conto di essere detentori temporanei di un patrimonio straordinario. È fondamentale che i decisori politici sviluppino un piano regionale di sviluppo che consideri le variabili del cambiamento climatico e della desertificazione.
Conduce Nicola Scano
Puntata del 14/06/2025